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Quattro anni fa il Piemonte era una regione che ciclisticamente guardava solamente al passato, perché il Piemonte è quella terra che ha dato i natali, tra gli altri, a Girardengo e al grandissimo Fausto Coppi. Nel 2007, il Piemonte aveva meno gare del Friuli Venezia Giulia, nessun piemontese sedeva su poltrone importanti e l’età media di giudici e di altre importanti figure del ciclismo era estremamente alta.

Oggi, le cose non stanno più così. Le gare sono in continuo aumento, nel 2011 in Piemonte pare che, in assoluta controtendenza, ci siano addirittura ancora più gare rispetto al 2010. L’Emilia Romagna, nel 2007 aveva 129 gare in più rispetto al Piemonte, nel 2010 questo divario era sceso a 65 e sembra che nel 2011 sia destinato a scendere ancora di più.

Comitato Piemontese: un modello da imitare

Quattro anni fa il Piemonte era una regione che ciclisticamente guardava solamente al passato, perché il Piemonte è quella terra che ha dato i natali, tra gli altri, a Girardengo e al grandissimo Fausto Coppi. Nel 2007, il Piemonte aveva meno gare del Friuli Venezia Giulia, nessun piemontese sedeva su poltrone importanti e l’età media di giudici e di altre importanti figure del ciclismo era estremamente alta.

Oggi, le cose non stanno più così. Le gare sono in continuo aumento, nel 2011 in Piemonte pare che, in assoluta controtendenza, ci siano addirittura ancora più gare rispetto al 2010. L’Emilia Romagna, nel 2007 aveva 129 gare in più rispetto al Piemonte, nel 2010 questo divario era sceso a 65 e sembra che nel 2011 sia destinato a scendere ancora di più.

Il gruppo di giudici, trascinato con entusiasmo da PierCarlo Baima, ha l’età media più bassa d’Italia e il clima che si respira è quello di grande amicizia e collaborazione tra quasi tutti i commissari. Anche il recente convegno annuale è stato improntato tutto sull’aspetto tecnico, non dovendo perdere tempo in discorsi e premiazioni auto celebrative, come in Lombardia, o in polemiche e battaglie, come in Emilia, la stragrande maggioranza del tempo a disposizione è stato impiegato per approfondire argomenti tecnici.

Un altro punto di forza, secondo quanto ci viene riferito, è la disponibilità del Comitato a rispondere alle domande e dare un aiuto a chi ne ha bisogno. Questo è infatti il ruolo della Federazione. Troppe volte abbiamo registrato lamentale da parte di società che chiamando la Federazione, Roma o Milano, o altri Comitati Regionali, non hanno ricevuto risposta soddisfacente: in Piemonte questo non accade.

Oggi, anche i piemontesi iniziano a dire la loro a livello nazionale: Gianni Vietri è uno dei consiglieri federali più giovani, Luca Asteggiano, oltre che un apprezzato direttore di corsa, è docente del Centro Studi, e, piano piano, a livello regionale si sta lavorando per costruire figure che tra qualche anno possano dire la loro su scala nazionale.

In Piemonte, il compito principale del presidente è quello di reperire risorse, attraverso aziende private o attraverso gli enti come la Regione. Questa dovrebbe essere la normalità, invece, da Di Rocco in giù, i presidenti sembrano non gradire questo compito e si limitano a chiedere più soldi all’ente superiore, senza rimboccarsi veramente le maniche per avere più risorse.

Ottenere tutto questo non è stato come vincere al superenalotto, frutto cioè di sola fortuna. Ricordiamo benissimo le parole di Rocco Marchegiano quando ci disse, nel lontano 2006, che il lavoro doveva essere fatto sulle persone per migliorarle e crescerle, solo con questo “investimento” sarebbe stato possibile, per il ciclismo Pimeontese, crescere.

In Piemonte i cosiddetti politici non sono soliti mettersi medaglie sul petto e neppure elemosinare un pass o un invito ad una presentazione. Tutti, dal Presidente in giù, lavorano per il ciclismo, senza inseguire piccole soddisfazioni personali.

Da più parti d’Italia il Piemonte viene preso ad esempio quale comitato modello, l’aspetto curioso è che la ricetta di questo successo non è altro che passione, intelligenza, tanto impegno, e un pizzico di decisionismo che non guasta mai.

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