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Lo spostamento domenicale non ha portato fortuna alla “Classicissima di Primavera”. Freddo, pioggia e neve hanno prima fatto escludere dal percorso classico il suo “monumento”, quel Turchino che ai tempi del ciclismo eroico ne era severo giudice. La neutralizzazione di una quarantina di km è stata poi seguita dalla decisione della Direzione di Corsa e del Collegio di Giuria di escludere anche le Manie.

Ciolek si impone nella Sanremo dimezzata davanti a Sagan e Cancellara

Lo spostamento domenicale non ha portato fortuna alla “Classicissima di Primavera”. Freddo, pioggia e neve hanno prima fatto escludere dal percorso classico il suo “monumento”, quel Turchino che ai tempi del ciclismo eroico ne era severo giudice. La neutralizzazione di una quarantina di km è stata poi seguita dalla decisione della Direzione di Corsa e del Collegio di Giuria di escludere anche le Manie. La cosa ha quindi scatenato una ridda di voci sul regolare svolgimento di quella che a ragione è considerata il Mondiale di Primavera.

Le voci che davano una partenza da Cogoleto alle 14.30 o da Finale Ligure alle 15, si intervallavano con quelle, si spera prive di fondamento, che davano alcuni Direttori Sportivi intenzionati a fermare la corsa a cause delle avverse condizioni meteo. In tutto questo marasma le immagini video che arrivavano dalla gara non aiutavano a dipanare la matassa. Il solo vedere il plotone prepararsi  nei pressi della Chiesa di Cogoleto ha finalmente permesso di farsi un’idea di quello che sarebbe successo nelle ore successive di gara.

A seguito della neutralizzazione i sei fuggitivi di giornata: Lastras, Montaguti, Bak, Rosa, Fortin e Belkov, sono ripartiti alle 15.05 con il loro gruzzoletto di 7’10”. Un vantaggio sufficiente per cullare sogni di gloria, soprattutto non avendo nella gambe la salita del Turchino. Ovviamento lo stesso valeva anche per gli inseguitori che erano sicuramente più lucidi e in forza non solo per organizzare al meglio l’inseguimento ma anche per presentare al meglio i rispettivi capitani. Chiamati a giocarsi le carte su un finale con solo i tre Capi, la Cipressa e il Poggio come ultimo trampolino verso la vittoria.

Nonostante lo sconto di una quarantina di km la prima parte di gara ha fatto vittime illustri. Da Cogoleto non sono ripartiti Boonen e Terpstra, mentre il vincitore del 2011 Goss ha alzato bandiera bianca a Savona. L’ulteriore taglio della Manie ha allegerito il percorso di poco meno di 10 km, portando il km complessivo a 245km divisi però in due “semitappe” rispettivamente di 118,5 e 126,5.

Il primo dei fuggitivi a cedere è stato Fortin che ha abbandonato le avanguardie e si è fatto riassorbire dal plotone. La vera prima notizia degli ultimi 50 km di gara però è stata il rialzarsi di Vincenzo Nibali vittima del freddo più che della fatica. Il messinese si è tirato fuori prima che i “giochi” entrassero nel vivo.

Il gruppetto di testa ridotto oramai a tre unità: Rosa, Belkov e Bak è stato raggiunto poco prima della salita di Costarainera da un gruppo inseguitore oramai ridotto negli elementi e nelle energie quando mancavano una trentina di km al traguardo.

L’imbocco della salita verso Cipressa è stata caratterizzata da una caduta di Tyler Farrar nella pancia del gruppo e da un attacco di Chavanel subito rintuzzato dal plotone. La salita però ha messo in difficoltà Boasson Hagen, Gerrants e Greipel  che si sono lasciati sfilare mentre davanti cominciavano i duelli in punta di fioretto.

La discesa verso l’Aurelia quando mancavano 20km al termine ha acceso le ambizioni di Gilbert che ha allungato in discesa portandosi dietro gente del calibro di Sagan, Cancellara e Pozzato tra gli altri. L’azione del Campione del Mondo ha dato la stura al tentativo sull’Aurelia di Stannard, Chavanel  e Borganov, che grazie al desistere di Gilber ha messo su un discreto gruzzoletto.

Questa combinazione di fattori ha fatto suonare l’allarme tra gli uomini della Cannondale che si sono prontamente portati davanti al plotone che inseguiva per dettare l’andatura dell’inseguimento.

L’attacco del Poggio ha visto gli attaccanti mantenere invariato il loro vantaggio, nonostante un Borganov in leggera difficoltà.

L’attendismo tra gli inseguitori  favoriva Iglinsky che provava a chiudere il gap, mentre Chavanel forzava l’andatura e provava senza successo  l’azione solitaria.

Proseguendo verso il Poggio Paolini, Cancellara, Pozzato, Sagan e Ciolek si sono portati in caccia, scollinando a soli 7” dai battistrada. Distacco recuperato nella discesa seguente.

La fine della discesa ha visto un sestetto al comando: Sagan, Paolini, Stannard, Chavanel, Cancellara,Ciolek. Gruppetto ben assortito e intenzionato ad andare a giocarsi le vittoria.

L’aurelia è stata teatro delle solite schermaglie senza costrutto rintuzzate senza particolari patemi d’animo dagli altri componenti del gruppetto di testa. L’epilogo è stato quindi una volata a sei con Chavanel che provando la volata lunga ha forse messo un po’ di paura a Sagan facendogli forzare i tempi di uno sprint che lo vedeva favorito. La frenesia dello sloveno è stata sfruttata al meglio dal tedesco Ciolek del team MTN-Qhubeka, squadra sudafricana alla sua prima partecipazione alla “Sanremo”. Terzo Cancellara sempre molto attivo nella Classicissima di Primavera e quarto Chavanel forse il miglior interprete di questo convulso e appassionante finale. Primo degli italiani Luca Paolini che ha raccolto un onorevole quinto posto.

Le vicissitudini di questa Sanremo che passerà sicuramente alla storia per tutto quello che ha saputo racchiudere nel tragitto tra Milano e Sanremo è stata comunque onorata dai  protagonisti che non hanno aspettato passivamente di arrivare al traguardo e ha consegnato agli annali un podio di tutto rispetto, degna conseguenza di un finale di gara molto bello combattuto senza risparmio e corso dai protagonisti tirando alla vittoria senza paura di perdere.

 

Mario Prato

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