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La sentenza Contador è stata scritta, ma le polemiche non sembrano finire, anzi crediamo siano destinate a togliere al ciclismo quella poca credibilità che gli è rimasta dopo anni di gestioni approssimative e lontane da ogni logica.

Dal caso Pantani in poi, il mondo del ciclismo sembra che abbia fatto di tutto per rovinare questo magnifico sport. Il doping è senz’altro una piaga, ma l’eccesso di antidoping non è sicuramente meglio.

Controlli al mattino presto, alla sera tardi, controlli nei bagni dei ristoranti, passaporto biologico (una sorta di grande fratello della salute) e poi senza alcuna certezza si può essere squalificati due anni  con danni incalcolabili al corridore e soprattutto all’ambiente.

Non si sa se Contador sia colpevole o innocente, ha corso un anno e mezzo, ma è come se non avesse corso. Ha vinto un Giro e un Tour, ma è come se non l’avesse fatto. Tutto questo è terribilmente difficile da spiegare a chi segue poco o niente il ciclismo.

Ci mancava solo la “presunzione di colpevolezza”. L’immagine del ciclismo mai così in basso.

La sentenza Contador è stata scritta, ma le polemiche non sembrano finire, anzi crediamo siano destinate a togliere al ciclismo quella poca credibilità che gli è rimasta dopo anni di gestioni approssimative e lontane da ogni logica.

Dal caso Pantani in poi, il mondo del ciclismo sembra che abbia fatto di tutto per rovinare questo magnifico sport. Il doping è senz’altro una piaga, ma l’eccesso di antidoping non è sicuramente meglio.

Controlli al mattino presto, alla sera tardi, controlli nei bagni dei ristoranti, passaporto biologico (una sorta di grande fratello della salute) e poi senza alcuna certezza si può essere squalificati due anni  con danni incalcolabili al corridore e soprattutto all’ambiente.

Non si sa se Contador sia colpevole o innocente, ha corso un anno e mezzo, ma è come se non avesse corso. Ha vinto un Giro e un Tour, ma è come se non l’avesse fatto. Tutto questo è terribilmente difficile da spiegare a chi segue poco o niente il ciclismo.

Il mondo del ciclismo con il suo elevato giustizialismo sta rompendo il giocattolo. Basta entrare in un bar questa mattina per sentirsi punzecchiare da chi alla teoria che il ciclismo è uno sport dopato trova riscontro giorno dopo giorno proprio dai vertici che dovrebbero difendere questo prodotto.

Passi che la decisione del TAS abbia rovinato Giro e Tour (come scritto oggi su alcuni quotidiani), ma che addirittura i dirigenti mondiali (e nazionali) del ciclismo siano felici per questa decisione ci lascia veramente sbalorditi.

Complimenti a tutte le aziende che investono e investiranno ancora nel mondo del ciclismo, perché con sentenze del genere ci sentiremmo quasi di consigliare loro investimenti più redditizi e sicuramente meno rischiosi.

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