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In democrazia, come nello sport, chi vince ha sempre ragione. Renato Di Rocco guiderà la Federazione Ciclistica Italiana per altri quattro anni. Davanti ad una vittoria così netta, tutto assume un’importanza relativa e i complimenti al vincitore sono doverosi. Sia chiaro che restiamo convinti che Renato Di Rocco non sia assolutamente un bene per il ciclismo, per via della sua politica troppo vicina al potere e troppo lontana dalla base e dall’attività, ma il ciclismo ha scelto ed è quindi giusto che Di Rocco possa guidare la Federciclismo come ha fatto in questi anni.

Chi vince ha sempre ragione ! Complimenti Presidente, e ora buon lavoro !

In democrazia, come nello sport, chi vince ha sempre ragione. Renato Di Rocco guiderà la Federazione Ciclistica Italiana per altri quattro anni. Davanti ad una vittoria così netta, tutto assume un’importanza relativa e i complimenti al vincitore sono doverosi. Sia chiaro che restiamo convinti che Renato Di Rocco non sia assolutamente un bene per il ciclismo, per via della sua politica troppo vicina al potere e troppo lontana dalla base e dall’attività, ma il ciclismo ha scelto ed è quindi giusto che Di Rocco possa guidare la Federciclismo come ha fatto in questi anni.

Non possiamo certamente aspettarci che cambi l’atteggiamento verso i diktat del CONI e che si decida di investire realmente sul marketing del ciclismo, oppure che si prenda finalmente in mano la situazione di che coinvolge gare e tesserati con una Federazione concretamente al fianco di chi lavora e si spende per il ciclismo.

L’assemblea di Levico ha scelto, senza troppi dubbi, di appoggiare Renato Di Rocco e poco importa se il ciclismo italiano (tranne i delegati) ha un altro pensiero. Poco importa che sui social network appassionati e addetti al lavori si siano scatenati criticando questa rielezione, Di Rocco ha vinto meritatamente con le regole assembleari ed è questo ciò che conta.

Una cosa è certa: Renato Di Rocco negli ultimi 2 giorni ha recuperato un gran numero di candidati, anche se rispetto a quanto lui stesso si attendeva all’appello mancano una trentina di voti. Interi gruppi sono passati da altri candidati, in particolare Rocco Marchegiano e Davide D’Alto a Di Rocco in maniera così rapida che forse i due stessi candidati si sono accorti del passaggio solo a scrutinio terminato.

Oltre alla sua elezione, Di Rocco è riuscito ad inserire una squadra più o meno a lui riconducibile con Daniela Isetti vicepresidente vicario, il siciliano Giovanni Duci vicepresidente con il lombardo Michele Gamba, quest’ultimo candidato da Rocco Marchegiano, ma eletto pare grazie ad un accorto tra Di Rocco e la Lombardia. Tra i consiglieri il più votato è stato il veneto Igino Michieletto, seguito da Renato Riedmueller, Camillo Ciancetta e gli “oppositori” rappresentati dal mantovano Corrado Lodi e dal piemontese Gianni Vietri. Gli atleti saranno Andrea Tiberi e Noemi Cantele.

A noi poco importa se i delegati abbiano votato in virtù di interessi esclusivamente personali (a riguardo le voci si sono veramente sprecate) o se abbiano creduto nel programma di Di Rocco e nel suo lavoro, la speranza è che la loro fiducia non venga tradita, perché per il ciclismo non potrebbero esserci più prove d’appello.

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