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Come ogni anno anche quest’anno la CAF si è trovata a dover decidere su alcune richieste di corridori che chiedono il nullaosta per cambiare società. Questo è ciò che è capitato anche quest’anno a tre corridori (juniores del primo anno) della società Caneva i quali hanno deciso, assistiti dall’avvocato Gabriele Colombo, di presentare istanza per ottenere il  nullaosta per poter continuare a correre in un altro team.

I tre ragazzi hanno prodotto una istanza di 34 pagine (più numerosi allegati) nella quale è stato descritto il clima nel quale questi si sono trovati a correre nell’ultimo anno con un compagno di squadra, pare il figlio di uno sponsor della squadra, trattato in modo totalmente diverso rispetto al resto della squadra.

Il Caneva, nella stagione 2011 aveva tesserato 12 corridori dei quali 7 hanno cambiato categoria, uno ha abbandonato l’attività agonistica, un altro è il cosiddetto “preferito” e i restanti tre hanno presentato ricorso per essere svincolati.

Caso Caneva: per la CAF è normale che una società abbia “figli” e “figliastri”

Come ogni anno anche quest’anno la CAF si è trovata a dover decidere su alcune richieste di corridori che chiedono il nullaosta per cambiare società. Questo è ciò che è capitato anche quest’anno a tre corridori (juniores del primo anno) della società Caneva i quali hanno deciso, assistiti dall’avvocato Gabriele Colombo, di presentare istanza per ottenere il  nullaosta per poter continuare a correre in un altro team.

I tre ragazzi hanno prodotto una istanza di 34 pagine (più numerosi allegati) nella quale è stato descritto il clima nel quale questi si sono trovati a correre nell’ultimo anno con un compagno di squadra, pare il figlio di uno sponsor della squadra, trattato in modo totalmente diverso rispetto al resto della squadra.

Il Caneva, nella stagione 2011 aveva tesserato 12 corridori dei quali 7 hanno cambiato categoria, uno ha abbandonato l’attività agonistica, un altro è il cosiddetto “preferito” e i restanti tre hanno presentato ricorso per essere svincolati.

Nel ricorso si possono leggere episodi molto circostanziati che aiutano a comprendere la situazione che si è venuta a creare all’interno della squadra con un corridore, difeso dalla società, che tiene un comportamento poco corretto nei confronti degli altri. Si parla di minacce, offese, di lanci di bicicletta contro i compagni. Insomma, un comportamento tutt’altro che consono allo spirito dello sport, questo, si legge nel ricorso, senza che la società sportiva intervenisse per censurare il comportamento. Non solo, nel ricorso viene evidenziato, con fotografie e dovizia di particolari, che il corridore in questione, definito nel ricorso “il preferito” ha avuto tutta una serie di materiale di qualità migliore rispetto al resto della squadra.

Altri due corridori della squadra hanno corso, uno con reggisella rotto, e l’altro con scarpe più piccole di un numero, ma nonostante le loro lamentele la società non sarebbe mai intervenuta. Un altro episodio emblematico è quello relativo alla consegna dei body da gara che a tutta la squadra sarebbe stato consegnato usato, mentre al corridore “preferito” nuovo di zecca.

A tutto questo, i ricorrenti aggiungono che non sarebbero stati rimborsate le spese per le visite mediche obbligatorie, non sarebbero stati pagati i premi promessi e non si sarebbe mai effettuato il “ritiro”.

Come se non bastasse, un dirigente del Caneva, sempre secondo i ricorrenti, si sarebbe recato a casa della famiglia di un ragazzo e avrebbe minacciato i genitori del ragazzo. Non per ultimo, il Presidente, Gianni Biz, della società è stato recentemente arrestato per sfruttamento della prostituzione.

I richiedenti e l’avvocato Colombo hanno presentato dodici testimoni, tra cui anche un collaboratore del Caneva.

Sentenze scontata ? Neanche per sogno, la CAF  ha rigettato le tre richieste. Nella sentenza i fatti descritti dai ricorrenti non vengono messi in dubbio (quindi sono reali) la CAF si limita a dire che tutto ciò è assolutamente normale.

Secondo noi normale non lo è e proprio, lo sport dovrebbe insegnare ai giovani atleti dei valori, valori che sono in netto contrasto con i comportamenti descritti nel ricorso e tenuti in questa società.

Tre ragazzi smetteranno di correre con l’idea che lo sport non è ciò che di più bello c’è al mondo: abbiamo perso tutti.

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