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Il ciclismo è uno sport immortale e questo lo sappiamo bene, non però il ciclismo di vertice basato su marketing,  businnes e regole di mercato. Il ciclismo vivrà per sempre, ma solo quel ciclismo povero e inappetibile ai grandi numeri. Sì, infatti diventa sempre più difficile andare a spiegare alla gente che sette Tour è come se non si fossero corsi. Stiamo parlando del massimo evento sportivo non della corsa di paese.

Caso Armstrong, il masochismo dei dirigenti ha ucciso un bellissimo sport

Il ciclismo è uno sport immortale e questo lo sappiamo bene, non però il ciclismo di vertice basato su marketing,  businnes e regole di mercato. Il ciclismo vivrà per sempre, ma solo quel ciclismo povero e inappetibile ai grandi numeri. Sì, infatti diventa sempre più difficile andare a spiegare alla gente che sette Tour è come se non si fossero corsi. Stiamo parlando del massimo evento sportivo non della corsa di paese.

A noi che Armstrong fosse dopato o meno poco ci importa, il texano ci ha fatti divertire ha conquistato meritatamente le sue vittorie e soprattutto è sempre risultato immacolato ai controlli antidoping. Questo, in uno sport serio, dovrebbe essere ciò che conta. Invece, il masochismo del ciclismo si è spinto oltre il limite, accogliendo le risultanze di un’inchiesta postuma (dopo la fine della carriera di Armstrong) con il solo scopo di andare a distruggere l’immagine di un uomo forse diventato troppo potente dando il colpo di grazia a questo sport.

Ecco perchè il ciclismo dovrebbe ridurre al minimo i tempi di prescrizione per infrazioni legate al doping, ridurle al tempo tecnico di analisi (un mese?). In questo modo non dovremmo più subire la farsa di riscrivere dopo anni e anni ordini d’arrivo e podii, operazione che gli esterni al mondo del ciclismo ancora oggi non riescono proprio a comprendere e a digerire.

La Rabobank è uscita dal ciclismo per questi motivi e altre aziende, per gli stessi motivi, non intendono assolutamente entrarci. Oggi più che mai è forte nella mente della gente l’assioma ciclismo uguale a doping.

Comprendiamo il desiderio di ostentare pulizia e di colpire tutti indiscriminatamente, ma preferiamo davvero uno sport pulito (o almeno presunto tale) e povero, o in nome dello show-businnes potremmo accettare uno sport meno pulito, ma senz’altro più ricco e apprezzato ?

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