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Caro Presidente, ci fa estremamente piacere che lei parli di noi dall’alto (minuscolo) del suo sito web ufficiale, e, almeno noi, non abbiamo mai sperato che lei facesse da pungiball, ci piacerebbe però che lei entrasse nei fatti e non che si limiti esclusivamente agli attacchi per partito preso, per dare la carica ai suoi adepti sviando l’attenzione dai problemi reali.

Caro Presidente, ecco perchè deve essere mandato a casa

Caro Presidente, ci fa estremamente piacere che lei parli di noi dall’alto (minuscolo) del suo sito web ufficiale, e, almeno noi, non abbiamo mai sperato che lei facesse da pungiball, ci piacerebbe però che lei entrasse nei fatti e non che si limiti esclusivamente agli attacchi per partito preso, per dare la carica ai suoi adepti sviando l’attenzione dai problemi reali. A livello di marketing il ciclismo italiano, negli otto anni della sua presidenza, ha perso incredibilmente valore per comprenderlo è sufficiente guardare il numero di sponsor, l’audience televisivo, il numero di spettatori ai bordi della strada e il numero di gare organizzate. Certamente non fa del bene al ciclismo nel ricordare, come spesso le abbiamo sentito fare (ve n’è anche traccia su youtube), che Ivan Basso è stato fermato per doping prima di Lance Armstrong. Ivan Basso è un grande campione e come tale va proposto.

Proprio in questi anni, molti presidenti di commissione si sono dimessi (o sono stati fatti dimettere), stiamo parlando di Carlo Zuccaro della commissione amatori, Antonio Bertinotti della commissione direttori di corsa, Franco Fioritto della struttura tecnica, Adriano Arioli dei giovanissimi e Rodolfo Biancalani dei giudici di gara. Delle due l’una, o non sa scegliere i suoi collaboratori (e già questo ci sembra abbastanza grave) oppure queste persone valide non sono riuscite a lavorare con la sua Federazione (e questo è ancora più grave).

Lei dice che ciclismo-online è il quartier generale dell’opposizione (falso) e se la prende inoltre con Marco Grassi di Cicloweb, forse nella sua analisi non si è accorto delle critiche ricevute anche da altri importanti siti quali, ad esempio, cyclingtime, italiaciclismo e addirittura Cycling Pro. Forse solo due dei tanti siti web sono dalla sua parte (filogoverantivi) anche se i commenti in uno di questi spessissimo racchiudono critiche (ai limiti dell’insulto) alla sua attività di presidente.

Un altro punto critico dei suoi otto anni di presidenza è la gestione e l’applicazione delle regole. All’inizio la gente si sconvolgeva, oggi è normale che ci sia una differente interpretazione delle norme a seconda di chi sono gli attori in campo. Questa è in assoluto la cosa più grave, sotto la sua gestione è diventato normale ciò che normale non è e che non ha nulla a che vedere con lo spirito sportivo che impone che le regole siano uguali per tutti. E’ vero che non è lei che gestisce gli organi di giustizia, ma da parte sua, neanche davanti all’evidenza dei fatti, c’è mai stata una presa di posizione. I fatti che si stanno verificando in questi giorni crediamo confermino questo andazzo tutt’altro che positivo.

Lei si vanta (dal suo punto di vista giustamente) degli ottimi rapporti con il CONI, dove siede addirittura in giunta, e di essere vice presidente di UCI  e UEC, non accorgendosi che tutto ciò costituisce un’aggravante. Non è certamente mettendosi sull’attenti davanti a Petrucci, al CONI o all’UCI che si aiuta il ciclismo. Lo si aiuterebbe se in quelle sedi lei facesse sentire la voce dell’intero movimento. A meno che ci sia sfuggito qualcosa, lei è il rappresentante della FCI negli organismi sopraccitati e non il prescelto del CONI per amministrare la FCI, o almeno così dovrebbe essere.

Non è certo compito nostro ricordarle che dopo otto anni di presidenza, se lei fosse stato davvero dalla parte del ciclismo, non sarebbe a combattere per raggiungere il 50%, ma sarebbe, senza troppa fatica, intorno al 70 – 80 per cento.

Non le piacerebbe una Federazione in cui non ci siano divisioni a prescindere, in cui tutti, con il rispetto dei ruoli e dell’indipendenza della parte tecnica da quella politica, possano dare il suo contributo a migliorare il ciclismo e in cui il collante sia l’ideale e il desiderio di avere un ciclismo migliore, più che il culto del posticino o le clientele ?

Come vede, non siamo spinti da antipatie personali nei suoi confronti, anzi nel suo modo di essere ci sta anche simpatico, abbiamo semplicemente due modi di concepire il ciclismo diversi.

Avrà sicuramente notato che non abbiamo parlato della spigolosa vicenda dei Mondiali dove lei è nello stesso tempo Presidente della FCI e amministratore unico della  srl che gestirà i Mondiali. Comprenderà che ci passa una bella differenza tra la figura di garanzia istituzionale, chiesta (forse) dal Governo, e l’essere amministratore unico attraverso una società partecipata dalla FCI. Se in questi anni avesse gestito la FCI come sopra descritto non ci importerebbe nulla della vicenda Mondiali, ma visti i fatti qualche dubbio anche su questo aspetto ce l’abbiamo.

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