Giro dell'Appennino

Era reduce dal suo trionfale Giro del Trentino e con il suo fare timido e gentile tipico di chi è stato invitato alla tavola dei grandi, si è messo al servizio del suo capitano, riservandosi però la licenza di “uccidere” se la corsa o la squadra lo richiedevano.
E dopo una corsa tranquilla e sonnacchiosa in attesa della Bocchetta, con l’unica emozione della fuga di ben 60 km del polacco Chmieleswski era proprio il veronese classe ’81 a rispondere a Tonkov appena la strada incominciava a salire verso la cima che ha reso celebre la corsa genovese. Da questo tentativo si accendeva la corsa e i big erano costretti a mettere il naso fuori, Simoni, Figueras, Laverde e altri prendevano in pugno la corsa e si gettavano all’inseguimento del duo di testa, il ricongiungimento prima con Tonkov lasciato sui pedali dallo scatenato Cunego, avveniva poco dopo, mentre lo scollinamento della Bocchetta , in solitaria del veronese con il tempo di 22’ 15”, scatenava la fantasia dei suiver assiepati a bordo strada. Il gruppetto però rinveniva sul fuggitivo e lo raggiungeva ai piedi della Castagnola, penultima asperità di giornata. Nella successiva discesa attacco nuovamente di Cunego e Nocentini, seguiti da Figueras e Laverde, l’accordo tra i 4 è perfetto e affrontano senza schermaglie il Passo dei Giovi, il gruppo inseguitore sembra reagire ma il distacco non scende mai sotto i 28”. Per i 4 è fatta, gli ultimi 2 km appaiono così lunghissimi con i quattro che si studiano e con nessuno che vuole prendere la posizione di testa, ai 300 metri Cunego rompe gli indugi e lancia la volata, non c’è niente da fare e per i compagni di viaggio non rimane che giocarsi il secondo posto, appannaggio di un deluso Figueras davanti a Nocentini e Laverde. Il gruppetto inseguitore regolato da Simoni su Mercado giunge a 15”.

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