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Come detto in occasione dell’intervento di Rocco Marchegiano, ci fa sempre molto piacere interloquire con persone concrete che non si nascondono mai dietro l’eccessivo politichese. Oggi, infatti, vogliamo parlare con Antonio Bertinotti, uno dei principali organizzatori italiani ed ex presidente della commissione direttori di corsa, attualmente defunta e confluita nella commissione sicurezza. Complice forse il clima natalizio, il deus ex machina dell’Associazione Ciclistica Arona, Antonio Bertinotti, è estremamente rilassato e il ciclismo non sembra rappresentare più un pensiero predominante:

”Quest’anno abbiamo messo in calendario la due giorni del Nobili nel mese di luglio, ma posso dire che non la sto seguendo in prima persona, ma la stanno portando avanti i collaboratori del’AC Arona. Personalmente mi sto concentrando su altro, sono volontario del 118, faccio un po’ di politica e sto per avviare un servizio di ambulanze privato, il ciclismo non mi diverte più e così ho ritenuto opportuno chiamarmi un po’ fuori dedicandomi a chi ha bisogno di aiuto”.

Antonio Bertinotti:”La Commissione Sicurezza deve ammodernarsi e lavorare per il ciclismo senza fare politica”

Come detto in occasione dell’intervento di Rocco Marchegiano, ci fa sempre molto piacere interloquire con persone concrete che non si nascondono mai dietro l’eccessivo politichese. Oggi, infatti, vogliamo parlare con Antonio Bertinotti, uno dei principali organizzatori italiani ed ex presidente della commissione direttori di corsa, attualmente defunta e confluita nella commissione sicurezza. Complice forse il clima natalizio, il deus ex machina dell’Associazione Ciclistica Arona, Antonio Bertinotti, è estremamente rilassato e il ciclismo non sembra rappresentare più un pensiero predominante:

”Quest’anno abbiamo messo in calendario la due giorni del Nobili nel mese di luglio, ma posso dire che non la sto seguendo in prima persona, ma la stanno portando avanti i collaboratori del’AC Arona. Personalmente mi sto concentrando su altro, sono volontario del 118, faccio un po’ di politica e sto per avviare un servizio di ambulanze privato, il ciclismo non mi diverte più e così ho ritenuto opportuno chiamarmi un po’ fuori dedicandomi a chi ha bisogno di aiuto”.

 

Il suo rapporto con il ciclismo è quindi chiuso ?
“Il ciclismo rappresenta una delle mie più antiche passioni e sarebbe impossibile chiudere definitivamente, diciamo che mi sto un po’ disintossicando, anche se di recente sono stato al corso di aggiornamento per Direttori di Corsa che si è tenuto a Salsomaggiore”.

Come è andato questo incontro ?
“Dal punto di vista personale direi bene, ho ritrovato tante persone del mondo del ciclismo e con tutte ho avuto un rapporto cordiale, se poi si deve parlare dell’aspetto tecnico, forse è meglio lasciare perdere”

In che senso …
“Nel senso che ho sentito discorsi che andavano bene anni fa. Sento ancora parlare di “inizio gara” e “fine gara”, senza analizzare più nel complesso il problema della sicurezza nelle gare ciclistiche”.

Nello specifico cosa intende dire ?
“Ritengo che il Consigliere Federale delegato alla commissione sicurezza, Carlo Buzzi, non sia al posto giusto per ricoprire tale ruolo, lui si ostina a voler fare politica, anziché agire da tecnico. La politica la lascino fare al presidente e, al massimo ai tre vice, tutti gli altri lavorino per il bene del ciclismo.”

Si riferisce a qualcosa di specifico ?
“Beh, ad esempio  la norma che va contro altre disposizioni Federali e le regole del CONI, con la quale si ammettono in corsa motostaffette non tesserate, poi basta guardare cosa è stato prodotto dalla commissione sicurezza per farsi una propria idea in merito”.

Da dove deve passare il futuro del ciclismo ?
“Il futuro del ciclismo deve passare inevitabilmente da una gestione più imprenditoriale. Il ciclismo non morirà mai perché il primo regalo che si fa ad un bambino è il triciclo, ma credo ci sia differenza tra uno sport che vegeta e uno sport che vive. Come dicevo, il ciclismo non ha bisogno di politici, il ciclismo ha bisogno di imprenditori con delle idee, gente che non abbia paura di agire prendendosi oneri ed onori delle proprie scelte”

Non è un caso che, ad esempio, gli organizzatori più importanti utilizzino una mentalità decisamente imprenditoriale …
“Esatto, al giorno d’oggi il ciclismo risente come non mai della concorrenza degli altri sport. Le grandi aziende non si basano più solo sulla passione per un determinato sport, le aziende vogliono professionalità, visibilità e numeri. Non è più possibile andare a chiedere sponsorizzazioni importanti a grandi aziende senza mettere sul piatto una gestione imprenditoriale e non basata sulla sola passione. Personalmente, mi onoro di avere al mio fianco aziende importanti, come Nobili, da tanti anni, segno che apprezzano il modo in cui lavoriamo, provo però rammarico nel vedere che in generale, nel mondo del ciclismo, non sia così.”

Quale allora il futuro del ciclismo ?
“Come dicevo prima, il ciclismo non morirà mai, però se non sarà in grado di cambiare marcia, sarà sempre più povero e lontano dal modello di sport business che le grandi aziende apprezzano sempre di più”.

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