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Dopo aver a lungo parlato e criticato l’approccio di RaiSport al ciclismo, nel leggere i commenti degli appassionati di calcio che circolano in questi giorni ci sentiamo oggettivamente sollevati.

In primo luogo perché significa che la RAI non ce l’ha con il ciclismo ed in secondo luogo perché ciò che noi abbiamo scritto del ciclismo un mese fa circa, oggi lo stanno scrivendo tutti riferito al calcio.

Sia chiaro che le colpe dell’armata Bulbarelli restano e che non può valere il concetto di “mal comune mezzo gaudio”, ma almeno abbiamo la certezza che tutto ciò è figlio di una difficoltà evidente, oggettiva e forse irreversibile della Tv di stato.

Anche i calciofili contro la Rai, un’azienda sempre più in difficoltà

Dopo aver a lungo parlato e criticato l’approccio di RaiSport al ciclismo, nel leggere i commenti degli appassionati di calcio che circolano in questi giorni ci sentiamo oggettivamente sollevati.

In primo luogo perché significa che la RAI non ce l’ha con il ciclismo ed in secondo luogo perché ciò che noi abbiamo scritto del ciclismo un mese fa circa, oggi lo stanno scrivendo tutti riferito al calcio.

Sia chiaro che le colpe dell’armata Bulbarelli restano e che non può valere il concetto di “mal comune mezzo gaudio”, ma almeno abbiamo la certezza che tutto ciò è figlio di una difficoltà evidente, oggettiva e forse irreversibile della Tv di stato. E’ proprio su questo punto che vogliamo puntare l’indice, partendo dall’articolo di tvblog (http://www.tvblog.it/post/36593/europei-sulla-rai-dilettanti-allo-sbaraglio e http://www.tvblog.it/post/36601/ivan-zazzaroni-chi-non-teme-la-brutta-figura) , uno dei più autorevoli siti di televisione, sugli europei Rai. Ciò che gli appassionati di calcio imputano alla RAI è esattamente ciò che noi ciclofili imputiamo all’azienda di Viale Mazzini. La RAI fa un prodotto troppo vecchio, fuori dal tempo e non paragonabile alle offerte che giungono dalle emittenti commerciali e a pagamento.

Il problema della RAI è il problema dell’Italia, un’azienda dove ha sempre comandato la politica non può essere dinamica e competitiva come un’emittente privata che deve, giorno dopo giorno, dare risultati.

Crediamo che tutto parta dal metodo di selezione dei giornalisti. In Rai si entra tramite concorso, quindi un giovane dopo aver vinto il concorso, entra in azienda solitamente nelle redazioni regionali, dopo qualche tempo può chiedere il passaggio a Rai Sport e dopo tanto tempo viene (forse) destinato al suo sport prediletto. A Mediaset e Sky non funziona così: solitamente si viene visti su di un’altra emittente (spesso locale) e si viene assunti proprio per quel ruolo. E’ il caso di Fabio Caressa, ad esempio, individuato da Sky su Rete Roma 56 ed assunto da Tele+ a soli 24 anni è da subito stato la quinta voce del calcio per poi diventare la prima nel giro di pochi anni.

Tornando al ciclismo, il telecronista più bravo sulla piazza è indubbiamente Andrea Berton. Dal momento che Francesco Pancani lavora (commentando) di fatto una cinquantina di giorni l’anno, sarebbe molto semplice per la Rai ingaggiare Berton per quei 50 giorni di lavoro, andando a risparmiare notevoli risorse, aumentando probabilmente la professionalità e potendo sempre interrompere il rapporto lavorativo senza ulteriori problemi.  Se la Rai facesse questo, i sindacati dei giornalisti sarebbero scatenerebbero una “rivoluzione”.

Il problema passa proprio di lì, perché in Rai si ha l’impressione che il merito non venga premiato, che si diventi direttore in base alla tessera di partito e che ogni direttore porti avanti i propri uomini siano essi più o meno meritevoli. In questo contesto diventa molto difficile avere nuove idee, perché chi ricopre incarichi di responsabilità non è stimolato a rischiare producendo nuove idee e chi è invece fuori dal “giro che conta” sa bene che non sono le idee che possono fargli fare carriera.

Il quadro è terribilmente desolante, la Rai ha infatti perso le olimpiadi (solo 200 ore di diretta contro le 1500 di Sky), i mondiali di calcio (il pacchetto completo sarà solo su Sky), la Champions League (Sky e Mediaset), il mondiale di Formula Uno (dall’anno prossimo a Sky), motomondiale e superbike (Mediaset) e lo sport che trasmette ancora non incontra il favore degli appassionati.

Purtroppo, non crediamo ci sia una soluzione a tutto questo perchè troppa gente preferisce difendere il proprio orticello che provare a cambiare e ad essere competitiva, per qualità, con la concorrenza. Forse, l’unica soluzione è quella che si ventila da tempo, di una privatizzazione della Rai. La domanda sorge però spontanea: quale privato andrebbe ad acquistare un costoso pachiderma come la Rai ?

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