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Nel panorama dilettantistico, la famiglia Lucchini è senz’altro una delle famiglie più vicine al ciclismo. Non è un caso che il Team Manager della Lucchini Costruzioni – Maniva Sky, Team presieduto da Imerio Lucchini, sia anch’esso un Lucchini, Alberto, che abbiamo voluto intervistare per conoscere meglio questa importante realtà del ciclismo dilettantistico italiano.

Non possiamo che iniziare questa intervista da un’analisi della squadra 2011 della Lucchini Costruzioni – Maniva Ski.
Quest’anno abbiamo 15 corridori in organico di cui 6 atleti al primo anno. Moreno Moser sarà il nostro uomo di punta per le gare a tappe, su tutte il Giro Bio. Eugenio Alafaci sarà un altro dei nostri leader: è veloce, non da sprint di gruppo, ma sicuramente nelle corse più dure, come il Balestra, o con in gare con sprint a ranghi ridotti potrà ben figurare.

Alberto Lucchini:”Per noi, la crescita globale dei giovani è il primo obiettivo”

Nel panorama dilettantistico, la famiglia Lucchini è senz’altro una delle famiglie più vicine al ciclismo. Non è un caso che il Team Manager della Lucchini Costruzioni – Maniva Sky, Team presieduto da Imerio Lucchini, sia anch’esso un Lucchini, Alberto, che abbiamo voluto intervistare per conoscere meglio questa importante realtà del ciclismo dilettantistico italiano.

Non possiamo che iniziare questa intervista da un’analisi della squadra 2011 della Lucchini Costruzioni – Maniva Ski.
Quest’anno abbiamo 15 corridori in organico di cui 6 atleti al primo anno. Moreno Moser sarà il nostro uomo di punta per le gare a tappe, su tutte il Giro Bio. Eugenio Alafaci sarà un altro dei nostri leader: è veloce, non da sprint di gruppo, ma sicuramente nelle corse più dure, come il Balestra, o con in gare con sprint a ranghi ridotti potrà ben figurare. Abbiamo anche delle ottime individualità tra i corridori del primo anno che potranno essere protagonisti da luglio in poi, quando cioè avranno archiviato gli impegni scolastici e potranno concentrarsi a tempo pieno sul ciclismo.

Come è organizzata la vostra squadra ?
Quest’anno abbiamo scelto di non avere un ritiro vero e proprio, questo per non andare troppo a gravare sulla vita di tutti i giorni dei ragazzi che hanno magari anche impegni scolastici o universitari. Solo nel mese di luglio passeremo un mesetto al nostro Hotel al Passo Maniva. Avendo un Direttore Sportivo come Oscar Pellicioli a tempo pieno, è lui che giornalmente si sposta facendo visita ai vari gruppi e coordinando il lavoro. Da quest’anno ci avvaliamo della collaborazione di Paolo Slongo, Direttore Sportivo Liquigas, che fornisce le tabelle di allenamento ai nostri corridori: su Alafaci puntiamo nei primi 2, 3 mesi, mentre Moreno Moser conta di essere al top della forma nei mesi di Giugno – Luglio. Ripeto, per noi viene prima la scuola e poi l’attività sportiva.

Quali sono gli obiettivi del 2011 ?
Ci terremmo a vincere il Trofeo Balestra, una gara che da quando siamo nel ciclismo non abbiamo mai vinto, è una gara bresciana, conosciamo e stimiamo l’organizzatore quindi cogliere un successo qui è un po’ il nostro sogno. Ci terremmo poi a fare bene anche all’Europeo, ovviamente se qualche nostro portacolori sarà selezionato, puntiamo a ripetere il buon Giro delle Valli Cuneesi dell’anno scorso, in cui Moser arrivò quarto, e metterci in mostra nelle classiche italiane di agosto.

Quali sono invece i vostri obiettivi più a lungo termine ?
Su tutti quello di programmare con attenzione i nostri impegni agonistici. Noi abbiamo 15 atleti e non dobbiamo per forza essere presenti in tutte le gare, i ragazzi più giovani devono avere il tempo di assorbire la categoria. Noi puntiamo a dare a ragazzi un’infarinatura per quella che potrà essere il loro lavoro, una volta passati professionisti. Devono imparare a rapportarsi con il personale, con i dirigenti, con gli sponsor e con la stampa, se riusciranno in questo possiamo dire che diventeranno sicuramente dei grandi uomini prima che dei buoni atleti.

Nella sua filosofia di corsa, c’è più una squadra battagliera o una squadra cinica e vincente ?
A me piacciono le squadre che si fanno vedere, che vanno in fuga e che provano ad aggredire la corsa, poi, però, ci sono frangenti di gara in cui è meglio stare più coperti, sfruttare magari il lavoro delle altre squadre e provare a giocarsi le proprie carte.

Nella vostra scala di priorità c’è prima la vittoria o la preparazione del ragazza al professionismo ?
Come dicevo prima, il nostro compito è quello di preparare i ragazzi al professionismo, di recente siamo stati ospiti al centro della Liquigas e posso dire che siamo rimasti impressionati dalla professionalità e dall’organizzazione che ha questa squadra. Poi, ovviamente, le vittorie sono importanti perché fanno morale, ma non devono assolutamente rivestire un ruolo predominante perché ho visto tanti, troppi corridori che da dilettanti vincevano numerose corse e che una volta passati professionisti non hanno saputo ripetersi.

Torniamo per un attimo alla squadra, voi avete nella  cinque corridori trentini,  come mai questa scelta?
Si, il 33 % dei nostri corridori sono trentini, questo deriva dalla grande amicizia che c’è tra la famiglia Lucchini e Francesco e Diego Moser e al rapporto, che definire di collaborazione sarebbe riduttivo, instaurato con la Polisportiva Montecorona che dura da alcuni anni e che orami si è trasformata in amicizia vera e propria. Ignazio Moser, ad esempio, aveva diverse richieste da altre squadra, ma lui ha scelto noi, privilegiando sicuramente la scelta delle persone.

Lei è un Team Manager, c’è qualcuno a cui si ispira ?
No, perché mi considero un Team Manager atipico. Io come occupazione principale sono un consulente fiscale e ricopro questo incarico nella squadra in virtù della grande passione che ho per questo sport. Solitamente, poi, i Team Manager sono coloro vengono pagati dallo sponsor, la mia figura è sicuramente più vicina a quella dello sponsor, mio cugino Imerio è lo sponsor della squadra, che a quello del Team Manager.

Nel mondo del ciclismo si ispira a qualcuno ?
Sicuramente a Francesco Moser, una persona splendida, un grande campione dotato di una grande umanità. Più volte ho visto persone avvicinarlo per chiedere un autografo su di una sua fotografia storica, e lui quasi imbarazzarsi di fronte a questa richiesta. Francesco, oltre a ciò che ha fatto nel ciclismo, è sicuramente una persona eccezionale.

In questo periodo si sente un gran parlare delle radioline, quale è la sua opinione a riguardo ?
Credo che tra i professionisti, laddove gli interessi sono più elevati, siano sicuramente utili, non la penso allo stesso modo se parliamo di gare dilettantistiche. Penso che limitino la fantasia e condizionino la capacità decisionale del giovane corridore, relegandolo ad un automa che esegue tutto ciò che il Direttore Sportivo ordina.

Il vostro quartier generale è sul Passo Maniva, quella salita è stata affrontata numerose volte dai professionisti, ma mai dai dilettanti. Come la giudica per questa categoria?
La strada è molto bella e larga, per i Professionisti è sicuramente una bella salita, anche se non impossibile. Per i dilettanti sarebbe sicuramente impegnativa, ma credo che ci sogna di passare professionista non possa non affrontare un’ascesa del genere.

Cosa non le piace dell’attuale ciclismo ?
Nel ciclismo attuale ci sarebbe molto da fare: servirebbe più trasparenza, i media non sempre sono impeccabili, sulla sicurezza c’è molto da fare ed è innegabile che la maggior parte delle organizzazioni siano composte da persone che hanno più di 65 anni. Così, sarà sempre più dura andare avanti. Per combattere il doping auspico sempre più controlli a sorpresa, perché sono quelli veramente efficaci.

La costituenda Lega del Ciclismo Dilettantistico non risulta una sorta di bocciatura per la Federazione alla quale spetta il compito di lavorare per il bene del ciclismo ?
Purtroppo, le Federazioni, non solo quella ciclistica, hanno il grosso problema delle risorse che sono sempre meno e che rendono difficili tante cose. Il compito della Lega è quello di sollevare le problematiche che si riscontrano, spetta poi alla Federazione il compito di risolvere ciò che viene segnalato. Questo è il compito della Lega, non certo quello di sostituirsi alla Federazione. Dopo il primo anno potremo valutare quante segnalazioni-proposte della Lega sono state portate avanti e mandate a buon fine dalla Federazione.

All’estero esistono molte squadre di Under 23 che optano per l’allestimento di una formazione Continental, perché in Italia non si riesce a farlo ?
Le due squadre Pro Tour, Lampre e Liquigas, non mi sembra abbiano le capacità economiche di Rabobank, Movistar e di altre squadre che hanno un proprio vivaio tra le Continental. Il ciclismo italiano, poi, è totalmente diverso rispetto a quello del resto d’Europa. A livello dilettantistico Zalf e Trevigiani, come budget, potrebbero tranquillamente optare per questa strada, ma forse sono troppo condizionate dalla loro rivalità tutta veneta, facendo a gara a chi vince più corse.

Quale è il suo sogno per il futuro suo e del ciclismo ?
Il mio personale sogno è quello che tanti ragazzi che ora sono con noi possano passare tra i professionisti coronando il loro sogno. Oltre a questo, auspico che una volta tra i professionisti non si dimentichino di chi ha lavorato perché loro potessero raggiungere questo traguardo. Spesso mi viene detto che nel ciclismo non c’è gratitudine, voglio sperare che non sia così.

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