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Come tradizione vuole in occasione del primo arrivo in salita di ogni Giro d’Italia la frase fatta più usata se non abusata è sempre la solita “oggi non si saprà chi vincerà il Giro ma si saprà chi non lo potrà vincere”. Ovviamente la stessa frase viene riciclata a Luglio per il primo arrivo in quota del Tour e a Settembre in occasione della stessa situazione alla Vuelta. Comunque sia una frase fatta o non lo sia , un fondo di verità è presente. Fatto stà che i vari galletti che ambiscono ad un posto al sole il prossimo 27 maggio a Milano erano partiti con tutti i sensi attivati. Dimostrando poi strada facendo che l’aver pedalato sornioni fino a ieri era una tattica ben precisa. Sull’ultima salita, quella che portava al traguardo di Rocca di cambio, dopo aver mosso la squadra come pezzi degli scacchi, sono tutti usciti allo scoperto come lucertole al primo raggio di sole. L’esempio delle lucertole cade a fagiolo perché come i piccoli rettili il primo raggio di sole non è sufficiente ad attivarle del tutto, nel caso dei nostri girini la prima salita non attiva al 100% la loro bellicosità ma comunque gli stimola a marcare il territorio e far sapere al resto del plotone che loro sono presenti.

Al Giro è il giorno di Tiralongo, questa volta senza regali

Come tradizione vuole in occasione del primo arrivo in salita di ogni Giro d’Italia la frase fatta più usata se non abusata è sempre la solita “oggi non si saprà chi vincerà il Giro ma si saprà chi non lo potrà vincere”. Ovviamente la stessa frase viene riciclata a Luglio per il primo arrivo in quota del Tour e a Settembre in occasione della stessa situazione alla Vuelta. Comunque sia una frase fatta o non lo sia , un fondo di verità è presente. Fatto stà che i vari galletti che ambiscono ad un posto al sole il prossimo 27 maggio a Milano erano partiti con tutti i sensi attivati. Dimostrando poi strada facendo che l’aver pedalato sornioni fino a ieri era una tattica ben precisa. Sull’ultima salita, quella che portava al traguardo di Rocca di cambio, dopo aver mosso la squadra come pezzi degli scacchi, sono tutti usciti allo scoperto come lucertole al primo raggio di sole. L’esempio delle lucertole cade a fagiolo perché come i piccoli rettili il primo raggio di sole non è sufficiente ad attivarle del tutto, nel caso dei nostri girini la prima salita non attiva al 100% la loro bellicosità ma comunque gli stimola a marcare il territorio e far sapere al resto del plotone che loro sono presenti. Come nei giorni scorsi subito dopo il via quattro coraggiosi, Matteo Rabottini, pescarese e quindi ansiosissimo di farsi vedere sulle strade di casa, Mirko Selvaggi, Reto Hollenstein e Fumiyuki Beppu, sono riusciti ad avvantaggiarsi sperando che per loro fosse finalmente venuto il giorno dei giorni. Il gruppo non sembrava dimostrare molto interesse a quanto succedeva nelle avanguardie. Il fatto che la Maglia Rosa Malori si disinteressasse però al salvataggio del suo primo posto in classifica, la maglia rosa virtuale era sulle spalle di uno dei fuggitivi Reto Hollenstein, ha incominciato a scaldare il sangue dei “Garmin” che subodoravano la possibilità di vestire di rosa il loro Hesjedal. Il canadese era partito 3° in classifica ma chi lo precedeva sembrava disinteressarsi alle vicende di corsa.

Con questa scarica adrenalinica il plotone si è riavuto e la tappa ha cambiato volto. Chi non intendeva tirarsi il collo, per un motivo o per l’altro, sulla salita finale si lasciava sfilare e chi invece doveva o poteva rimanere davanti ha reso di fatto molto emozionante l’arrivo.

L’ultimo a cedere tra i fuggitivi è stato Rabottini che era stimolato dal correre sulle sue strade. Poi in un susseguirsi di tentativi più o meno velleitari si sono avvicendati Stefano Pirazzi raggiunto successivamente da Herrada e da lui superato dopo un errore nell’affrontare una curva. Da dietro però le varie squadre tenevano il ritmo alto a vantaggio dei rispettivi capitani. I due fuggitivi venivano così riassorbiti e Michele Scarponi a sorpresa sferrava un colpo a sorpresa. L’unico a non lasciarsi sfuggire l’occasione a seguirlo è stato Tiralongo che con la forza derivatagli da una carriera votata alla fatica è riuscito a non farsi staccare e ad approfittare dell’unico rallentamento del marchigiano per saltarlo e andare a cogliere, sebben esausto, la vittoria di tappa.

Scorrendo l’ordine d’arrivo come a fare un ipotetico appello si scopre che i cosiddetti Big sono tutti presenti, compreso un Franck Schleck che è uscito dalle nebbie e ha colto il terzo posto. Risalta anche che le ambizioni della Garmin sono state premieta e che Ryder Hesjedal 5° al traguardo è il primo canadese in maglia rosa nella storia del Giro. Per la prima volta da sabato scorso il leader della generale non lo è anche della speciale classifica dei Giovani andata all’americano Stetina.

La neo maglia rosa ha così commentato: <<E’ irreale indossare la Maglia Rosa. In squadra ci credevamo e finalmente è arrivata. In particolare, Peter Stetina e Christian Vandevelde mi hanno aiutato molto in salita portandomi nelle posizioni di testa ai piedi dello strappo finale. Questa Maglia Rosa è il risultato di un grandissimo lavoro di squadra>>.

<<Ho corso ad alto livello in mountain bike fino al 2004 quando Lance Armstrong mi ha offerto la possibilità di correre su strada con lui alla US Postal. Lo scorso anno ho dato il meglio nell’ultima settimana al Tour de France, per questo, spero di essere uno dei più forti nell’ultima settimana di questo Giro… Sono il primo canadese ad indossare la Maglia Rosa.. A Toronto c’è una delle più grandi comunità italiane all’estero, credo che tutti seguiranno il Giro d’ora in avanti>>.

Nonostante la fatica dovuta allo sforzo la felicità ha avuto la meglio e anche Paola Tiralongo ha voluto raccontare il suo successo:<<Ho sempre dato il massimo per i miei capitani e mi ritengo un gregario tutt’ora. Avevo parlato con i miei dirigenti dicendo loro che stavo bene e volevo provare a fare la tappa. Mi è stata data libertà ed ho sfruttato al meglio l’opportunità…Anche se ho fatto molta fatica a prendere la ruota di Scarponi ai 250 metri ho pensato che avrebbe dovuto calare la velocità, così appena si è voltato e seduto l’ho saltato. Ma sono riuscito a dare di più di quello che avevo e dopo l’arrivo ero veramente stremato…La vittoria dello scorso anno a Macugnaga è stata più bella perché sono arrivato con un amico ed un fuoriclasse, Contador. Questa la vittoria la dedico a lui perché so quello che sta passando>>.

In previsione della conquista della classifica finale la tappa odierna ha cominciato a stuzzicare le ambizioni dei più, prova ne è l’aver mirato al successo di Scarponi che comunque si ritiene soddisfatto della giornata: “Tappa dura, resa ancora più insidiosa per il primo caldo che abbiamo trovato oggi e nei giorni scorsi Nelle prima parte della tappa abbiamo scortato la maglia rosa di Malori, poi nel finale intendevo non correre rischi e controllare gli uomini di classifica. Nell’ultimo chilometro e mezzo pedalavo nelle prime posizioni, ho visto che gli altri corridori sono rimasti imbottigliati in una curva e ho quindi fatto aumentare l’andatura a Niemiec. Più avanti, quando ho notato che alle mie spalle si erano creati dei buchi, sono scattato, mi ha seguito solo Tiralongo: complimenti a Paolo, forse sono partito un po’ lungo, ma penso che sia stato un secondo posto positivo“.

Al marchigiano ha fatto eco Basso: «Ho cercato di difendermi su una salita non proprio adatta alle mie caratteristiche – ha spiegato il varesino – e credo di esserci riuscito. Ho tenuto il ritmo di chi era più scattante fino a quando ho potuto. Scarponi e Tiralongo sono stati bravi a sfruttare il momento, io ho concluso appena dietro. Non è certo un risultato che ha stravolto la classifica di coloro che puntano ad arrivare a Milano in rosa: parliamo sempre di secondi, una volta guadagni e l’altra perdi. Sono assolutamente sereno e fiducioso, io c’ero e anche i miei compagni hanno dimostrato di esserci. Domani poi ci aspetta un altro arrivo in salita: guardiamo avanti e pensiamo giorno dopo giorno».

Mario Prato

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