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Bastasse un annuncio, potremmo iniziare così: AAA cercasi disperatamente un Presidente. Purtroppo, questo non è sufficiente per dare nuovo ossigeno alla Federazione Ciclistica. Non conosciamo personalmente Renato Di Rocco e non ce l’abbiamo neppure con lui. Non siamo neppure spinti a criticarlo da qualche suo avversario politico. A noi, come crediamo a tanti appassionati di ciclismo, interessa avere una Federazione efficiente, all’avanguardia e vicina alla propria base. Poco importa se a presiederla sia Di Rocco, Cerutti, o un ipotetico Mario Bianchi.  A noi piacerebbe un Presidente che difende il suo sport e che nelle opportune sedi sia in grado di “battere i pugni sul tavolo” per ottenere sempre qualcosa in più. A noi piacerebbe un Presidente che dimentichi le illogiche “logiche elettorali”, ma che agisca sempre nell’interesse del ciclismo. A noi piacerebbe un Presidente che sappia razionalizzare le spese, sempre nell’interesse di tutti. A noi piacerebbe un Presidente in grado di avere una visione moderna del ciclismo per trasformare questo nostro caro amato sport in un prodotto appetibile agli investitori privati.

AAA cercasi disperatamente un Presidente

Bastasse un annuncio, potremmo iniziare così: AAA cercasi disperatamente un Presidente. Purtroppo, questo non è sufficiente per dare nuovo ossigeno alla Federazione Ciclistica. Non conosciamo personalmente Renato Di Rocco e non ce l’abbiamo neppure con lui. Non siamo neppure spinti a criticarlo da qualche suo avversario politico. A noi, come crediamo a tanti appassionati di ciclismo, interessa avere una Federazione efficiente, all’avanguardia e vicina alla propria base. Poco importa se a presiederla sia Di Rocco, Cerutti, o un ipotetico Mario Bianchi.  A noi piacerebbe un Presidente che difende il suo sport e che nelle opportune sedi sia in grado di “battere i pugni sul tavolo” per ottenere sempre qualcosa in più. A noi piacerebbe un Presidente che dimentichi le illogiche “logiche elettorali”, ma che agisca sempre nell’interesse del ciclismo. A noi piacerebbe un Presidente che sappia razionalizzare le spese, sempre nell’interesse di tutti. A noi piacerebbe un Presidente in grado di avere una visione moderna del ciclismo per trasformare questo nostro caro amato sport in un prodotto appetibile agli investitori privati.

Non crediamo di ambire all’impossibile, ma ne siamo certi che il nostro identikit di Presidente “ideale” non corrisponde a Renato Di Rocco.

Non è una novità e non è neppure un segreto che lui di fronte ai cosiddetti “poteri forti” si pone supino e accetta ogni cosa. Ha fatto così con l’UCI sul tema delle radioline, ha fatto così con il CONI che lo ha di fatto obbligato a porre una norma tanto stupida da non avere precedenti in nessun altro sport. Niente nazionale e niente campionato italiano per i corridori che sono stati positivi per doping anche in maniera retroattiva. Se si fosse inseguito, legittimamente, l’effetto deterrente sarebbe stato sufficiente eliminare la retroattività, ma invece Petrucci ha tuonato e Di Rocco non può non rispondere, anche se a discapito del proprio sport. Franco Pellizotti è stato ingiustamente squalificato per una crociata che l’UCI ha fatto contro di lui, il tutto senza che Di Rocco (vice presidente UCI) alzasse un solo dito per difenderlo.

Di Rocco tante, troppe, volte ha agito guardando più alla politica che al bene comune, come ad esempio nella scelta di non considerare gli Under 23 “professionisti” per il mondiale di categoria. Questa decisione è figlia delle richieste che alcune società dilettantistiche italiane hanno fatto al Consiglio Federale. Dovrebbe essere un suo preciso compito, dato che è anche vice presidente UCI, di applicare le norme internazionali anche in Italia. Invece, le logiche elettorali probabilmente gli consigliano di lasciare tutto com’è per non andare ad urtare qualcuno.

La Federazione Ciclistica Italiana non ha un progetto serio da quando si è dimesso Silvio Martinello. Ufficialmente, la mancanza di fondi sta condizionando un po’ tutto, ma è opportuno segnalare che con una gestione più oculata di fondi ce ne sarebbero. Se la Federazione non dovesse per forza tenere, per fare piacere al CONI, un numero elevatissimo di dipendenti del tutto inutili, tante risorse in più si potrebbero investire sull’attività. Crediamo di non dire un’eresia quando diciamo che se la Federazione fosse un’azienda dovrebbe obbligatoriamente ridurre del 60 – 70 % il personale dipendente. Un presidente con gli attributi azzererebbe l’ufficio Marketing, affidando la ricerca degli sponsor in appalto ad agenzie specializzate che lavorano a provvigione, senza quindi costi fissi, e ridimensionerebbe tanti uffici con una riduzione del personale e quindi dei costi.

Il prossimo 4 dicembre gli affiliati saranno chiamati all’Assemblea per alcune modifiche statutarie tra le quali l’abbassamento del quorum per il terzo mandato. Staremo a vedere se gli associati regaleranno a Renato Di Rocco la terza elezione, noi continuiamo a sperare che un presidente migliore si possa avere.

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