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Tappa per velocisti si, tappa per velocisti no. Sul traguardo di Matera si era detto il di tutto e di più, ma nessuno si poteva immaginare quello che poi è realmente successo. Uno su tutti la “bomba d’acqua” che ha rischiato di vanificare tutto il lavoro fatto dalla cittadina lucana e dall’organizzazione RCS per accogliere  il Giro d’Italia.

A Matera, una caduta spiana la strada a Degenkolb, Paolini sempre in rosa

Tappa per velocisti si, tappa per velocisti no. Sul traguardo di Matera si era detto il di tutto e di più, ma nessuno si poteva immaginare quello che poi è realmente successo. Uno su tutti la “bomba d’acqua” che ha rischiato di vanificare tutto il lavoro fatto dalla cittadina lucana e dall’organizzazione RCS per accogliere  il Giro d’Italia. Ma mentre la Città nota nel mondo per i Sassi veniva innondata da un vero e proprio diluvio universale i girino svolgono egregiamente il loro compito… qualcuno và in fuga:  Marangoni, Gil, Mestre, Andriato e Bulgac; qualcuno controlla: la Katusha; qualcuno insegue: le squadre dei velocisti; qualcuno perde le ruote: Cavendish e gli altri velocisti che mal digeriscono il finale nervoso; qualcuno fa il lavoro “sporco” insegue e controlla, chiude i buchi, prende il vento in faccia e si vota al lavoro per il proprio capitano o per il velocista designato; qualcuno fa il treno e alza l’andatura sentendo il “profumo” del traguardo…maun adagio popolare dice che l’imprevisto è dietro ad ogni curva. Ne sanno qualcosa quelli che ad un km dal termine all’ultima curva o sono finiti per terra a causa dell’elevata velocità e del fondo stradale bagnato o sono stati rallentati da quelli che sono caduti.

Il più classico dei grovigli ha così illuso l’ormai stanco Canola trovatosi solo e davanti a tutti ma con lo striscione d’arrivo che si “allontanava” ad ogni pedalata e ha acceso la grinta di un tedesco con all’attivo 5 tappe lo scorso anno alla Vuelta, delle quali 4 consecutive. Il portacolori della Argos – Shimano John Degenkolb ha messo nel mirino il corridore della Bardiani che nonostante la pedalata sempre più pesante cullava sogni di gloria infrangendoglieli e andando a cogliere il suo primo successo nella corsa rosa. “Ero subito dietro ai corridori che poi sono rimasti coinvolti nella caduta” Ha detto a caldo il vincitore “Era abbastanza scivoloso. Il corridore della Bardiani è entrato in curva per primo e ha guadagnato qualche metro. È stata dura rimontare anche perchè la strada era in leggera salita. Poi sono riuscito a superarlo ma l’acido lattico nelle mie gambe era al massimo livello. Ho fatto una grandissima fatica…Credo sia molto importante per il movimento tedesco che ci siano giovani corridori in grado di vincere: io, Tony Martin, Marcel Kittel… Noi vogliamo essere veri idoli e esempi da seguire per le generazioni a seguire e non fare come la generazione che ci ha preceduto. È molto molto importante, abbiamo una grande responsabilità verso i ragazzini che si avvicinano ora al mondo della bicicletta.”
In chiave maglia rosa invece non è successo niente. Luca Paolini è sempre in maglia rosa “Ero messo bene, avevo il mio compagno Vicioso che voleva fare lo sprint, ho visto bene la caduta e credo fosse abbastanza inevitabile perchè sul bagnato nel finale, con una curva così con le striscie pedonali è veramente molto facile cadere. Ma credo sia anche normale che qualcuno scelga di prendere dei rischi, ci si gioca una vittoria di tappa al Giro, è davvero molto importante…Sto assaporando tutte le cose migiori della Maglia Rosa: essere riconosciuto per strada, il rispetto del gruppo, tutti che ti fermano per stringerti la mano e salutarti. Certo ho un po’ di rimpianti di non aver partecipato prima ma va bene lo stesso, sono contento così.”

Mario Prato

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