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Dici volata e nel pensar comune un solo nome viene alla memoria; nel Giro 2013 le tappe disegnate a esplicito uso e consumo delle ruote veloci non sono poi molte con conseguente aumento di motivazioni e agonismo da scaricare sui pedali nei rettilinei finali. In queste prime sei tappe di questo Giro gli arrivi a ranghi compatti sono stati solo due, ed entrambi portano come nome del vincitore quello di Mark Cavendish.

A Margherita di Savoia è volata e la ruota più veloce è ancora Cavendish

Dici volata e nel pensar comune un solo nome viene alla memoria; nel Giro 2013 le tappe disegnate a esplicito uso e consumo delle ruote veloci non sono poi molte con conseguente aumento di motivazioni e agonismo da scaricare sui pedali nei rettilinei finali. In queste prime sei tappe di questo Giro gli arrivi a ranghi compatti sono stati solo due, ed entrambi portano come nome del vincitore quello di Mark Cavendish. Il folletto dell’Isola di Man anche oggi ha fatto tutto bene, ha fatto lavorare la squadra come si doveva, ha saputo leggere bene le convulse fasi finali e ha fatto al meglio il suo dovere, quello cioè di scaricare potenza e generare velocità, la velocità necessaria a lasciarsi tutti alle spalle. L’esito della tappa odierna ha rafforzato ancora di più la credenza diffusa in gruppo che l’unica possibilità di spuntarla in arrivi simili è sperare che quella splendida macchina da guerra del britannico commetta un errore.

Spesso la freddezza e quell’essere cinico che ogni velocista di razza dimostra quando il traguardo si avvicina vengono meno una volta che lo stesso scende dalla bicicletta, mettendo in mostra qualità ben più nobili e cariche di umanità. Cannonball non è da meno e lo ha dimostrato più volte durante le premiazioni che nella sua carriera lo hanno visto interprete principale. Oggi però il britannico ha superato se stesso. Portare con se in un momento di gioia sfrenata come la premiazione il numero 108 entrato tragicamente nella storia del giro due anni fa con la tragedia nella discesa del Passo del Bocco, è stato un gesto splendido nel giorno della tragedia, quando per volontà della stessa famiglia di Weylandt non è stato commemorato ufficialmente.

Le fasi finali della tappa odierna sono venute dopo una caduta avvenuta all’ingresso del circuito finale. Ma il fair play ha prevalso sugli interessi personali, permettendo alla miriade di gruppetti e gruppettini che si erano venuti a creare di ricompattarsi e poter di fatto organizzare al meglio i vari treni.

Del vincitore si è già detto, nelle posizioni d’onore si sono piazzati Elia Viviani (Cannondale Pro Cycling) per l’ennesima volta secondo e Matthew Goss (Orica GreenEdge).
“Oggi quando c’è stata la caduta non stavamo andando al massimo. Credo che se fossi caduto io, nessuno mi avrebbe aspettato e la giuria sarebbe stata molto attenta al fatto che non mi mettessi dietro le auto per rientrare…Questa è la mia 99a vittoria. Per vincere una corsa per distacco a quante vittorie dovrei rinunciare? Non credo che mi convenga. D’altro canto, a volte, vinco per distacco anche con uno sprint. Devo dire sinceramente che non sono al top della condizione, lo ero alle Classiche ma non ora. Se fossi stato al top, non mi sarei staccato ieri. Ma va bene così finchè riesco comunque a vincere…la mia squadra è stata fantastica. Fin dall’inizio tutti hanno lavorato al massimo. I miei compagni hanno dato tutto, era da un anno che non vedevo la mia squadra lavorare fino a che le gambe “non girano più”. Mi hanno portato “in carrozza” fino alla volata finale. Tutti quanti fino a Steegmans che mi ha tirato la volata perfetta.”

Se Cavendish ha fatto il suo dovere fin oltre la linea d’arrivo lo stesso si può dire di Luca Paolini ancora splendidamente in rosa, che nonostante il vizio o l’abitudine di recarsi spesso e volentieri all’ammiraglia come se non fosse di rosa vestito, riesce a gestire se stesso e la squadra al meglio difendendo le insegne del primato, nel suo caso un autentico oscar alla carriera. “Per evitare rischi avevamo pensato di andare avanti nel finale. Dopo 5 minuti via radio ci hanno detto che c’era stata questa grossa caduta e allora abbiamo smesso di tirare per lasciare che rientrassero tutti senza problemi. Il livello è molto alto quindi tutti vogliono stare davanti e questo è un problema un po’ per tutti, anche per Wiggins. Non ci si può distrarre. Comunque io Wiggins lo vedo pedalare molto bene…Il mio prossimo obiettivo è riuscire a tenere la Maglia Rosa fino alla cronometro, dopo domani. Interpreterò la tappa di domani come una classica. Poi, Trofimov e Caruso fino a quando potranno, cercheranno di rimanere nelle prime posizioni in classifica…Per me sarà imbarazzante fare la cronometro indossando la Maglia Rosa perchè non sono uno specialista e sicuramente tanti avranno da criticare la mia posizione, la mia pedalata.. Sarà per me una “passerella in rosa” bellissima e solitaria: un modo fantastico per salutare questa Maglia.”

Domani una tappa appenninica con continui saliscendi porterà il plotone fino a Pescara in attesa della cronometro di sabato che abbozzerà la possibile classifica finale.

Mario Prato

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