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LUISA
TAMANINI: TANTO BELLA, QUANTO VELOCE SUI PEDALI LA VICECAMPIONESSA ITALIANA
DELLA CRONOMETRO, MADRINA DEL GIRO
Quest’anno al Giro del Trentino si aggiunge un tocco di elegante femminilità
grazie a Luisa Tamanini, la giovane ciclista professionista trentina che l’anno
scorso ha conquistato la piazza d’onore ai campionati italiani nella cronometro
individuale su strada. Il “patron” Guido Amistadi, beato lui, ha
trovato la madrina ideale che da anni sognava per il “suo” Giro:
un’affascinante campionessa del ciclismo femminile, possibilmente “Made
in Trentino”.
Luisa ha tenuto a battesimo il Giro del Trentino affiancando Francesco Moser durante la presentazione della manifestazione ed ha assicurato la sua presenza, per la gioia dei suoi tanti ammiratori, a tutte le quattro tappe del Giro.
A Luisa chiediamo il suo pronostico sul Giro del 2004: «Spero tanto che vinca un trentino. Secondo me potrebbe essere il Giro di Leonardo Bertagnolli aiutato dal suo capitano Gilberto Simoni. Tanto, Gilberto il “Trentino” l’ha già vinto lo scorso anno e potrebbe fare questo regalo all’amico Leonardo che sicuramente gli sarà riconoscente ricambiandogli il favore al Giro d’Italia».
Il Giro del Trentino visto da Luisa, donna e da ciclista: «Il Giro del Trentino, posso garantirvi, è un appuntamento ciclistico considerato tra i più prestigiosi nel nostro mondo. E’ seguito anche da noi donne cicliste, che tanto ci teniamo a partecipare al Giro del Trentino femminile. Credo che anche gli sponsor abbiano il loro interesse e li loro ritorno in questa manifestazione per il grosso seguito che richiama su di sé, attirando nei quattro giorni migliaia di persone lungo le strade dove passa».
Però, non ritiene che l’interesse per il ciclismo, soprattutto dopo la tragica fine di Marco Pantani, sia in calo? «Il ciclismo non è così brutto come qualcuno vuol far credere. E’ uno sport di sacrificio. Ed è uno sport che ti dà tante soddisfazioni. Bisognerebbe promuoverlo di più tra i giovani facendolo conoscere nelle scuole. E poi i tifosi delle due ruote non sono così scalmanati come, ad esempio, quelli del calcio. Lungo le strade, anche se tifano per campioni diversi, nessuno si prende a botte come succede, invece, negli stadi. Alla fine gli appassionati di ciclismo sono tutti amici ed applaudono chi vince anche se non è il loro beniamino. E questo è solo uno dei tanti aspetti belli del ciclismo».
La
bicicletta non toglie eleganza e femminilità ad una donna? «Bisogna
smitizzare l’idea degli sport per soli uomini o per sole donne. La bicicletta
non toglie affatto femminilità alla donna; questo sport io lo pratico
da anni e non mi sento un “maschiaccio”. Basta continuare ad aver
cura della propria femminilità sia nel ciclismo, sia nel calcio e in
tutti gli altri sport che una volta venivano praticati solo dagli uomini».