Giro in Tv: quantità non vuol dire qualità

Lo ammettiamo. Non siamo e non saremo mai in grado di comprendere il Bulbarelli pensiero. Questa mattina il direttore di RaiSport ha annunciato trionfalmente che la “novità” di questo Giro è che tutte le tappe saranno trasmesse in modo integrale. A parte che quantità non vuol dire qualità, non capiamo come far vedere uno spettacolo, magari noioso, per 5 ore anzichè per 3 possa essere considerato un valore aggiunto. Valore aggiunto dovrebbe essere quello di far vedere un buon prodotto. L’obiettivo, crediamo, dovrebbe essere quello di aumentare il pubblico, rubandolo ad Eurosport oppure portando gente che fino ad oggi non si è avvicinata al Giro d’Italia a vedere la corsa rosa.

Aumentare le ore di diretta serve solo a fare più compagnia a chi già segue il Giro. Escludiamo, infatti, che chi non segue abitualmente il finale di una gara ciclistica possa seguire le prime 2 ore che notoriamente sono le più noiose.

Questa “novità” non è neppure a costo zero, infatti, produrre 5 ore anzichè tre aumenta notevolmente il costo di produzione che comunque Bulbarelli ha detto essere diviso con Rcs.

Anni fa, Cristiano Gatti scrisse un bellissimo articolo dal titolo “Un ora sola ti vorrei” in cui evidenziava, appunto, di quanto sarebbe stato bello vedere il Giro per un’ora sola al giorno, ma un’ora divertente, piacevole, appassionante rispetto alle dirette fiume spesso ripetitive e insipide. La strada intrapresa da Rai Sport però è questa: meglio abbuffarsi all’osteria del lurido piuttosto che mangiare un buon primo in un ristorante.

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