Angelo Zomegnan c’è andato giù duro nei confronti della Rai. Nel mirino dell’ex direttore del Giro la produzione delle Strade Bianche. «Rai pasticciona. Come sempre. Registi strappati alle zolle. Esempio. Ciò che riempie di soddisfazione è che questa gara sia diventata brand mondiale sopravvivendo anche alla Rai: quindi non morirà in fretta. Alla faccia delle immagini che si bloccano, dei collegamenti audio con le moto-cronaca che si spengono e della sintassi approssimativa dei commentatori.Voltiamo pagina. In fretta».

Il regista dell’evento era tale Stefano Brunozzi, da 22 in Rai e probabilmente promosso per anzianità dopo il pensionamento di Nazareno Balani. Comprendiamo perfettamente la dura critica di Zomegnan perchè, come abbiamo più volte detto, nelle regie Rai non vediamo la volontà del racconto. C’è un’alternanza di inquadrature, ma non un’idea. Spesso i telecronisti vanno in una direzione, le immagini nell’altra. Spesso togliendo l’audio e osservando solo le immagini non si capisce nulla. Mai una carrellata per avere una composizione di un gruppetto, mai una immagine da dietro, poche volte un rilevamento visivo di un distacco. Insomma, una regia anni ’90.

Poi ci sono i commentatori. A parte il bravissimo Pancani il nulla. Ballan in due anni non ha imparato a farsi ascoltare. Sussurra, bisbiglia. Insomma, concilia il sonno. Saligari ci piace più in postazione di commento che in moto dove, per il format, viene interpellato troppo poco.

Poi ci sono gli inutili Orlando e Garzelli. Gli hanno allestito una postazione per parlare tra loro 10 minuti ad inizio trasmissione e 5 minuti al termine. Fossero rimasti in studio a Milano avrebbero fatto le stesse cose risparmiando un bel po’ di lavoro e di soldi pubblici.