Peccato per Martinello, ma quanti errori …

Martinello era l’uomo nuovo nella politica ciclistica. Era il grande favorito, quello che tanti auspicavano per dare un vero cambiamento alla Federazione. Tutto sembrava apparecchiato per lui, eppure ha perso, più o meno come quel velocista che va in fuga in un gruppetto di scalatori e si fa beffare.

Di errori ne ha commessi e quelli imputabili a lui sono veramente pochi. Quello più evidente è sulla composizione della squadra. A parte Norma Gimondi che ha ottenuto un buon numero di voti, 63, gli altri due vice presidenti erano Salvatore Meloni che ha ottenuto 17 voti e Cinzia Simonelli che di preferenze ne ha avute 7.

Al primo turno Martinello ha ottenuto 78 voti, vuol dire che Norma Gimondi avrebbe dovuto prendere almeno 78 preferenze, e che la somma tra Meloni e Simonelli avrebbe dovuto dare almeno 78. Invece i numeri sono molto più bassi. Segno evidente che la squadra era una squadra debole e l’elettorato poco controllato.

Accettare la modifica regolamentare del ballottaggio (ammesso che basti l’accettazione degli interessati) è stato un grave errore politico. Come sempre al ballottaggio il più contrario al sistema viene penalizzato.

Martinello è stato coerente con le proprie idee, e questo è sempre un pregio, ma in una competizione politica, in particolare in un’assemblea federale, è un grave errore. Lui non ha voluto scendere a patti con Daniela Isetti e ha perso.

E’ andata così, e Martinello non ha colpe. Diverso il discorso per chi gli era al fianco e vantava una lunga esperienza di assemblee. Non capendo che a votare sono solo i delegati e che i voti vanno conquistati politicamente sono gravi errori che non possono che portare alla sconfitta.

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