Professional italiane ancora aggrappate a “mamma” Rcs

Eccoci qua, come ogni anno, a parlare di wild card per il Giro d’Italia. Rcs Sport ha chiesto di poter invitare una squadra in più al fine di non lasciare fuori nessuna italiana. Non sappiamo se verrà concessa o meno, sappiamo però che il metodo di inviti in questi anni non ha fatto nessun passo avanti. Nè da parte dei team, nè da parte degli organizzatori. I primi allestiscono ancora squadre come 20 anni fa, con budget ridotti e tanta buona volontà. I secondi sembrano più interessati a mantenere equilibri nazionali che avere al via della propria corsa le migliori squadre.

Le Professional italiane dovrebbero guardare all’invito al Giro come il naturale coronamento ad un’ottima stagione, invece lo guardano solo come la salvezza.

Ipotizziamo che il ciclismo, come tutti gli sport, sia meritocratico. Cioè che l’ammissione alla massima serie, World Tour, avvenga in base ai risultati. L’anno scorso le prime tre squadre Professional sono state Alpecin, Arkea e Wanty. La prima italiana era la Androni nona. Nel 2019 era stata la Total Direct Energie che aveva preceduto la Wanty e la Circus. Prima italiana sempre la Androni, sesta. Nel 2018 la miglior professionale era stata la Wanty che aveva preceduto la Cofidis e la Androni. E idem nel 2017.

Dunque, ad esclusione della Androni che qualcosa di buono ha fatto, le altre Professional italiane sono sempre state lontane da livelli agonistici delle migliori. Hanno sempre puntato solo all’invito al Giro senza mai rafforzarsi veramente, senza mai provare fare il salto di qualità. Squadre come la Alpecin, la Arkea, la Wanty, la Total Direct Energie sono distanti anni luce dalle italiane della stessa categoria. E non stiamo parlando solo di risultati, ma proprio di impostazione del team.

Dall’introduzione del World Tour sono passati 15 anni, dovranno passarne altri 15 perchè le Professional italiane capiscano che il ciclismo è cambiato?

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