“quote rosa” in Consiglio Federale: una norma con tanti dubbi

Le prossime elezioni federali saranno le prime in cui ci saranno le cosiddette “quote rosa”. Tre anni fa, infatti, il Coni ha stabilito che i due terzi degli eletti nei consigli federali siano donne. Dunque potrà accadere che un uomo con più voti di una donna non venga eletto per lasciare spazio a chi ha meno consensi.

Va specificato che le Federazioni nazionali sono enti di diritto privato (solo per l’aspetto finanziario vengono assimilati agli enti pubblici) e come tali devono agire. Un’associazione, quale di fatto per la legge è la FCI, può, al suo interno, fare ciò che vuole.

Il CONI si spinge oltre ciò che avviene nei veri enti pubblici, pensiamo al Comune o al Parlamento, dove la quota rosa non riguarda l’elezione, ma la candidatura. Nelle elezioni comunali, proprio per questo, si è consentito di votare due candidati (un uomo e una donna), ma gli eletti in Consiglio potrebbero essere tutti uomini o tutte donne.

Lo spirito con cui il CONI ha inserito questa norma è certamente lodevole, ma è una regola consentita ? Può l’identità di genere avere la precedenza rispetto ai voti espressi democraticamente?

A nostro avviso no, ma ovviamente non possiamo dirlo con certezza assoluta fino alla pronuncia di un tribunale ordinario, cosa che, ne siamo certi, avverrà perchè qualcuno tra gli esclusi dai futuri consigli delle varie federazione potrebbe voler vederci chiaro.

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