Dopo la morte di Iannelli servono regole severe

Oggi vogliamo parlare di Giovanni Iannelli, un giovane morto poco meno di un anno fa correndo una gara di dilettanti in provincia di Alessandria. Giovanni era impegnato nella volata finale quando a seguito di un contatto è stato sbalzato contro un muro e per lui c’è stato poco da fare.

L’impatto è avvenuto a 144 metri dall’arrivo e, a termini di regolamento, quella zona poteva anche non essere transennata, ma le transenne non c’erano neppure a 40 metri dall’arrivo. Motivo per cui la società organizzatrice è stata sanzionata, non dai soliti giudici per cui il regolamento è un optional, ma dalla Federazione solo a seguito di un ricorso della società del povero Giovanni.

Il rettilineo finale vede la presenza di numerosi accessi privati e l’assenza di marciapiede il che fa si che la larghezza della sede stradale in base alle sporgenze delle varie case. E’ facilmente immaginabile che con un contesto del genere le transenne, ben oltre i 100 metri regolamentari, sarebbero state un’ottima precauzione. Così come mettere materassi o protezioni a tutto ciò che poteva causare pericolo. In questo caso non c’era nulla di nulla.

L’organizzazione ha detto che in tanti anni non è mai capitato nulla e dunque si tratta di una fatalità. Il fatto che sia sempre andata bene non può costituire una deroga alle più elementari norme di sicurezza.

Non ha senso guardare al passato, bisogna guardare al futuro e pensare che non si può più organizzare “come si è sempre fatto”. Servono norme precise e severe. Chi non è in grado di rispettarle faccia a meno di organizzare perché sulla sicurezza non si possono dare deroghe.

La Federazione avrà il coraggio di perdere un certo numero di gare a salvaguardia della sicurezza degli atleti o alla fine dato che le società votano deciderà di non scontentare nessuno sperando sempre che non capiti nulla ?

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