Quanto è brutto dire “te l’avevo detto …”

Essere autoreferenziali non è mai bello. Così come non lo è il dire “te l’avevo detto”. Ma se riguardiamo ciò che avevamo scritto tanti anni fa e lo confrontiamo con ciò che è il ciclismo di oggi non possiamo non evidenziare che tanto di quello che avevamo previsto si è poi verificato.

Pensiamo, ad esempio alle affiliazioni delle società siciliane. Quattordici anni fa, avevamo evidenziato come ci fossero molte società facenti capo all’ex vice presidente federale Giovanni Duci che non svolgevano praticamente attività, non avevano tesserati se non i cinque consiglieri richiesti dalle normative federali. Cinque consiglieri spesso ricorrenti fra loro così come la sede sociale quasi sempre identica. Bene, nessuno tra dirigenti e Procura federale si è mai espresso in merito. Tutti hanno sempre minimizzato. Oggi un’inchiesta della Procura della Repubblica ha confermato che tutto ciò che avevamo scritto 14 anni fa era vero.

Pensiamo poi anche alle squadre Continental. Più volte, dal 2007 in poi, abbiamo evidenziato l’importanza per lo sviluppo di un giovane corridore di questo tipo di formazioni. All’estero le Continental di giovani ci sono fin dai primissimi anni e moltissimi tra gli attuali campioni stranieri hanno approcciato il mondo del professionismo proprio nelle Continental. Anche queste parole erano cadute nel vuoto, ecco che oggi in Italia ci sono ben 8 squadre Continental e il futuro, è evidente, passa proprio di lì.

Non possiamo poi non citare la crisi di tesserati di cui parlavamo annualmente senza che nessun dirigente federale potesse in qualche modo fare suo il campanello d’allarme intervenendo per evitare questa emorragia. Oggi il numero di tesserati nel ciclismo è pietoso ed è salvato solo ed esclusivamente dagli amatori. Cioè i numeri veri nel ciclismo non li fanno i giovani che sognano di diventare campioni, ma gli idraulici, i commercialisti o i fattorini che sognano di vincere un salame alla corsa di paese.

E che dire dell’allarme lanciato sugli organizzatori. Per almeno 10 anni abbiamo scritto che i costi di una gara ciclistica sono eccessivi e soprattutto che per come è il ciclismo italiano degli anni 2000 è difficilissimo attrarre grossi brand. Basta confrontare il calendario italiano di oggi con quello di 10 anni fa per capire che, anche su questo, purtroppo, non abbiamo sbagliato.

Ciò che fa rabbia, anzi diciamolo fa proprio incazzare, è il fatto che in questi anni nessuno abbia provato a fare qualcosa per evitare tutto questo. Se qualcuno ci avesse almeno provato non ci sarebbe nessun rammarico. Il fatto di aver scelto invece di continuare a vivere nel piccolo mondo di marzapane che esiste solo nella testa di pochi fa capire che per troppi anni il bene del ciclismo sia stato sacrificato agli interessi di qualcuno.

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