Michelino Davico

Bocciato il “Salvaciclisti”, una norma utile solo a qualche politico

La norma “salvaciclisti”, che imponeva il sorpasso di un ciclista con almeno 1 metro e mezzo di distanza, è stata bloccata e tolta dalle modifiche del Codice della Strada e il popolo ciclistico si è scatenato. Su tutti il proponente la modifica di legge Michelino Davico che ha tuonato affermando:« i responsabili di questa continua strage di ciclisti hanno un nome e un cognome e sono coloro che con un colpo di spugna hanno questa norma».

Davico, già organizzatore del discusso Giro di Padania e che negli ultimi 4 anni ha cambiato 5 partiti (Lega Nord, Gal, Italia dei Valori, Moderati, e ancora Gal)  è stato tra i principali sostenitori di questa norma perorata anche dall’ACCPI, in sindacato dei ciclisti professionisti.

Proprio dopo la morte di Michele Scarponi, tanto Davico quanto l’Accpi avevano chiesto a gran voce quest’approvazione, ma Scarponi non è morto per un sorpasso, ma per l’investimento da parte di una macchina che proveniva dal senso di marcia opposto, che svoltava a sinistra non vedendolo e non dandogli la precedenza.

Se si fa una rapida ricerca sul web si può vedere che pochissimi incidenti avvengono in fase di sorpasso, se si escludono ovviamente quelli che sotto l’effetto di alcool o droga “non vedono” i ciclisti e li investono come avvenuto ad esempio a Lamezia Terme qualche anno fa.

Questa norma era tra l’altro difficilmente applicabile. Chi può stabilire se è un metro e mezzo o un metro e venti ? Per la distanza non c’è un tachigrafo come per la velocità che può dire a tutti, al conducente compreso, a che velocità si sta viaggiando. Tutto è affidato all’occhio. Non solo, ci sono strade in cui lasciando un metro e mezzo tra l’auto e il ciclista non c’è spazio per effettuare il sorpasso. Insomma, una norma difficilmente applicabile.

Ma perché il popolo ciclistico si arrabbia per la bocciatura di una norma che non avrebbe certamente evitato la maggior parte degli incidenti che coinvolgono i ciclisti ? Onestamente ci sfugge.

Dato che la maggior parte degli incidenti (compreso Scarponi) avviene per distrazione, ben venga il giro di vite sull’uso del cellulare alla guida, molto bene l’introduzione dell’omicidio stradale con aggravanti per chi guida sotto l’effetto di alcool o droga. Ben vengano dunque tutte quelle norme che, pur non chiamandosi “Salvaciclisti”, vanno realmente a provare a ridurre gli incidenti che coinvolgono i ciclisti. Tutto il resto è solo un inutile spot politico con buona pace dei ciclofili che s’incazzano senza provare ad andare un po’ più in là.

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