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Giro Donne, la Rai fa flop: i bravi sono da un’altra parte

Che la Rai sia un pachiderma e che la sua struttura non sia più gestibile in un Paese efficiente lo ripetiamo, purtroppo non solo noi, da tempo e un esempio di questo è ciò che è avvenuto al recente Giro Donne. Una produzione Rai con tanto di motociclisti, operatori, regista e Stefano Rizzato e Giada Borgato al commento.

La produzione è stata la solita: qualche immagine della partenza, e poi gli ultimi chilometri di gara, l’arrivo, le interviste e il commento.

Passi che talvolta il ciclismo in diretta possa essere noioso, ma riuscire (con una simile produzione) a renderlo noioso anche in differita è un’impresa in cui pochi possono riuscire. La Rai ce l’ha fatta.

E pensare che questa poteva essere l’occasione per sperimentare una nuova forma di racconto, molto più spettacolare e attenta alle esigenze del pubblico di oggi. Invece nulla di nulla e floppone di ascolti. Tutto ampiamente previsto.

Ma ciò su cui vogliamo puntare l’attenzione è sulla qualità del commento. Stefano Rizzato è inascoltabile e Giada Borgato di una banalità disarmante. Se confrontiamo il commento di Ilenia Lazzaro, giornalista ed ex ciclista, su Bike Channel con quello dei due al Giro Rosa capiamo che non c’è partita. Ovviamente a vantaggio della Lazzaro.

Ma perché allora la Rai non ingaggia Ilenia Lazzaro, risparmiando e dando verve e competenza ? Perché la Rai è fortemente sindacalizzata e dunque non è consentito affidare una telecronaca a chi non è un giornalista assunto dall’emittente di Stato. Poco importa se chi ha vinto il concorso ha la prestazione, è competente o è semplicemente adatto a svolgere quell’attività. Deve farlo un giornalista Rai. Analogamente, ecco perché ci tocca sorbirci Alessandra De Stefano, mentre altrove hanno Ilaria D’Amico e Diletta Leotta. La De Stefano tanti anni fa ha vinto il concorso, la D’Amico e la Leotta no e così possono lavorare a chiamata sulle emittenti private, ma non sulla Rai.

In fondo chissenefrega se gli ascolti piangono e le produzioni costano, l’importante è il posto fisso garantito e di quelli in Rai ce n’è a bizzeffe.

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