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Tour, Sagan cacciato dal giudice amico dei poteri forti

Il ciclismo è esattamente così e ieri ne abbiamo avuta una prova. Sagan è stato escluso dalla Giuria per aver deviato dalla propria linea in volata. In effetti la deviazione c’è stata, peccato però che Cavendish abbia provato a passare, facendosi largo a testate, laddove non c’era spazio e che Demare, poi vincitore, abbia fatto una deviazione ancora più clamorosa rischiando di urtare Bouhanni. Nonostante tutto questo, se la Giura avesse visto solo la sua scorrettezza o l’avesse ritenuta l’unica punibile sarebbe stato un errore, un gravissimo errore, ma come tale giustificabile.

Il punto è molto più grave: la Giuria un’ora dopo la tappa ha emesso il suo verdetto che andava a retrocedere e multare Sagan. Ma mezz’ora dopo ecco che cambiano idea: Sagan a casa !

Cosa è accaduto in quella mezz’ora ? E’ cambiato il regolamento ? Sono cambiate le immagini ? Oppure semplicemente hanno subito pressioni per cambiare la loro decisione e cacciare Sagan ?

Il presidente di giuria è Philippe Marien, un belga molto più bravo come politico che come giudice. Membro di commissioni UCI, sempre vicino al potere politico di Aigle è di fatto un professionista, uno che (tra giuria e controllo antidoping) all’anno fa sempre una o due grandi corse a tappe. Per non parlare di quando lavora come interprete al soldo di organizzatori o addirittura UCI. Insomma, è il giudice ideale da condizionare.

Il mondo del ciclismo (e il Tour) mal digerisce i corridori di personalità, quelli senza peli sulla lingua, quelli anticonformisti, quelli che escono dal tradizionale schema. In poche parole quelli che, per popolarità e atteggiamento, rappresentano un pericolo per il potere.

Il sistema ciclistico è questo: organizzatori e UCI si fanno a parole la guerra, ma tendono a spartirsi il potere, i gruppi sportivi sono in parte complici (le grandi squadre) in parte ostaggi di questo (le piccole), i corridori non contano e non devono contare nulla e i giudici non possono essere indipendenti, ma devono essere assoggettati al potere politico. Praticamente la solita storia.

2 commenti


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  1. Philippe prade

    Tuto perfettamente descritto. Il ciclismo e’ così ed i giudici senza p…e e per non essere esclusi dal sistema Italia vigente anche fuori confini si fanno condizionare in ogni momento. Il qui presidente Philippe lo ricordiamo amicone di molti organizzatori italiani di alto livello anche di prove di coppa. Carissimo amico di antonio the boss & c.

  2. Aiutatemi. Non riesco capire se il sistema italiano dei giudici è stato importato o esportato dai rappresentanti italiani all’ UCI.

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