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Flop per l’italiano in TV tra noia e ovvietà

Passano gli anni, ma la Rai non cambia il proprio modo soporifero di affrontare il ciclismo. Abbiamo visto ieri il campionato italiano di Ciclismo professionisti che su Rai 3 è stato visto da 500 mila persone per uno share del 4,7 %.

Tralasciando il basso risultato ottenuto, in virtù anche del fatto che la corsa tricolore non ha più l’appeal di una volta quando cioè c’erano fior di campioni conosciuti dalla gente, proviamo ad analizzare come è stata concepita la diretta.  E’ stata pensata esattamente come tutte le gare ciclistiche degli ultimi 50 anni.

Con la differenza che al microfono non c’erano Adriano De Zan e Davide Cassani, ma Andrea De Luca e Marco Saligari. Un commento da festival dell’ovvio, con il termine “drappello” ripetuto decine e decine di volte e un linguaggio di racconto terribilmente vecchio e banale. Se poi ci mettiamo anche Alessandra De Stefano il festival della rottura di palle è garantito.

E’ mai possibile che nessuno, e dico nessuno, all’interno di Rai Sport abbia un’idea, magari anche non risolutiva, per dare aria nuova al ciclismo in TV ? Possibile che siamo ancora fermi alle interviste prima della gara, agli ultimi chilometri di corsa raccontati da due o tre camere in moto e dall’elicottero, l’arrivo, il cerimoniale e un paio di interviste con le domande scontate e le risposte ancora di più.

Del resto non era difficile ipotizzarlo dopo il Giro d’Italia, soporifero anche quello, cosa potevamo mai attenderci in una gara “minore” come il Campionato Italiano ?

Purtroppo giornalisti Rai così tradizionalisti sono una condanna per l’Italia, mentre per il ciclismo la vera condanna è non avere altro mercato all’infuori della Rai.

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