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Inviti RCS: l’ipocrisia di chi contesta la decisione e non la regola …

Rcs Sport ha comunicato le squadre invitate al prossimo Giro d’Italia e spicca certamente l’assenza di Androni e Nippo – Fantini per fare spazio a Gazprom e CCC. Una scelta tutt’altro che nazionalistica dato che sono state escluse due formazioni italiane per fare spazio ad una russa e ad una polacca.

Partiamo dicendo che non condividiamo assolutamente questa decisione che, oltre a non privilegiare lo spirito nazionalistico, non va neppure a salvaguardare quel criterio di meritocrazia che lo sport dovrebbe sempre avere.

Alle più che legittimate critiche di Gianni Savio e Francesco Pelosi, i Team Manager delle due formazioni escluse, ce ne sono state altre assai meno legittime e molto più pretestuose. C’è chi addebita questa colpa a Renato Di Rocco chi ancora ha lanciato campagne sul web per raccogliere firme ed “avere Androni e Nippo al via del Giro d’Italia”.

Va specificato che la scelta di Rcs Sport è assolutamente legittima e che nessuno può imporre in nessun modo la presenza di una squadra anziché un’altra.

Di Rocco ha fatto ciò che poteva ottenendo l’invito automatico per chi vince la Coppa Italia. La Bardiani sarà infatti al via del Giro 2017.

Parlare oggi di “ingiustizie” non ha senso. E invece, nel pieno atteggiamento italico,  fino a che una regola ingiusta ci porta un vantaggio ci va bene, nel momento in cui questo vantaggio non l’abbiamo più ci si lamenta.

Noi lo scriviamo da anni: il ciclismo è uno sport anti meritocratico, in cui la Serie A la si compra e non la si conquista, in cui chi organizza una competizione può decidere la vita o la morte di una squadra e in cui vincere o non vincere non conta nulla.

Non si potrebbe anche nel ciclismo prevedere un meccanismo di promozioni e retrocessioni dal Word Tour e un criterio meritocratico per stabilire le Wild Card ?

Certo che si, ma in questo modo tutti perderebbero un po’ di potere. L’UCI che non potrebbe più controllare le ammissioni al Word Tour. Gli organizzatori che non potrebbero più scegliere le squadre a cui dare vita o morte.  E questo sta bene anche ai Team Manager: pensiamo ad esempio a Gianni Savio che quando vinceva la Coppa Italia, ed era giustamente invitato al Giro, non ha mai sollevato polemiche sulla regola. Come lui tutti i suoi colleghi che oggi sono invitati al Giro a cui questa regola sta bene.

Questo è il ciclismo, questa è l’Italia.

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