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No al Referendum su Di Rocco: Gimondi e Francini riusciranno a fare meglio di lui ?

Il ciclismo sta attraversando un periodo di grande difficoltà, difficoltà ancora più elevate nel nostro paese dove la crisi economica ha colpito ancora di più mettendo in ginocchio anche lo sport più popolare, il calcio, dove solo l’arrivo di capitali stranieri sta portando nuova linfa.

Renato Di Rocco non è certamente il miglior presidente che ci possa essere e per questo lo abbiamo criticato spesso, ma quello di Rovereto non è e non deve essere un referendum sull’attuale presidente.

Certo, non è il presidente in grado di fare cambiare passo al ciclismo italiano, quello che tira fuori il coniglio dal cilindro e che fa risorgere in poco tempo questo bello sport, ma gode di ottimi rapporti con le istituzioni, sportive e non, è influente in ambito UCI, ha una profonda conoscenza della macchina federale e soprattutto in questi anni ha dimostrato di saper resistere a vento e burrasca.

Se fosse un referendum su Di Rocco, bocciarlo sarebbe facile. Troppo facile. Così non è e la valutazione che dovranno fare i delegati è solo ed esclusivamente su chi sia il più bravo a guidare la Federazione Ciclistica Italiana per i prossimi quattro anni. E qui casca l’asino.

A giocarsela con Di Rocco ci sono Norma Gimondi e Angelo Francini. La prima è assolutamente una neofita del mondo delle due ruote. Se si fa eccezione per i trascorsi del padre, qualche gran fondo corsa, il tentativo (senza troppa fortuna) di fare la procuratrice e quale apparizione nei vituperati organi di giustizia non si è mai vista nel ciclismo. Angelo Francini è un dirigente esperto e preparato che conosce il ciclismo e la Federazione e lui, visti i suoi rapporti conflittuali con CONI  e istituzioni, potrebbe raccogliere il cosiddetto “voto di protesta”.

Francini e Gimondi potrebbero guidare il ciclismo italiano meglio di come ha fatto Di Rocco ? Hanno le capacità di garantire le risorse che questo movimento necessita ? Hanno il giusto peso internazionale per valorizzare la Federazione e il ciclismo italiano ? Buona volontà a parte, sapranno dare alle società quelle risposte che vogliono ? Riusciranno a trasformare in cosa concreta il libro dei sogni scritto nei loro programmi ?

Solo da queste risposte, che ciascun delegato sarà chiamato a dare, dovrebbe dipendere il voto di sabato.

1 Commento


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  1. angelo francini

    Vi sono i libri dei sogni ed i libri delle barzellette.
    Certo le seconde sono più amene: fanno ridere e non fanno pensare.

    Chi vince poco conta, se a vincere NON é il ciclismo.

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