Quando i programmi sono un concentrato di ovvietà

Il programma elettorale dovrebbe essere ciò che convince un elettore a votare per un candidato. Aldilà della simpatia o della antipatia, il voto (non solo in ambito sportivo) dovrebbe essere dato in base a ciò che uno si impegna a fare in caso di elezione.

Purtroppo, per noi, e per fortuna, dei politici, il programma elettorale è praticamente carta straccia. Soprattutto in ambito sportivo la redazione di un programma è solo una formalità. Basta prendere il primo programma di Di Rocco (2005) per capire che sia tanto bello quanto rimasto sulla carta.

Nello sport è sufficiente scrivere cose generiche e largamente condivisibili. Pensiamo al famoso “rilancio della pista” usato da Di Rocco nel 2004, oppure all’altrettanto famoso “Giudici di gara colonna portante della Federazione” e tanto altro ancora. Nessuno può dire che siano cose sbagliate, ma cosa vogliono dire nel concreto ? Nulla.

Se in questo festival dell’ovvietà può starci bene Renato Di Rocco che da anni governa la Federazione, e non ha dunque interesse a cambiare le cose, stona un po’ che Norma Gimondi, che si candida come il nuovo che avanza, non sappia andare oltre alle frasi di circostanza.

Insomma, a parole si vuole cambiare tutto, ma ci si guarda bene dal dire in che modo.  Tipico dei politici, per carità, ma almeno non ci si nasconda dietro al paravento di novità e operatività.

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