“Pagare per correre: la FCI assolve tutti

“Pagare per correre”: da un punto di vista strettamente normativo lo abbiamo scritto sin da subito la situazione è borderline. Esclusi eventuali reati fiscali, non sembra esserci una specifica norma sportiva che vieti ad un Team Manager di ingaggiare o non ingaggiare un corridore “raccomandato” da uno sponsor. Poi dipende da come avviene il tutto: se è lo sponsor a firmare il contratto con la squadra e successivamente a proporre il corridore è consentito, se è il Team Manager a chiedere al corridore di portare uno sponsor per essere ingaggiato la sostanza cambia e di poco.

Da un punto di vista morale però, ai massimi livelli sportivi (le squadre coinvolte nell’inchiesta negli ultimi anni hanno corso il Giro d’Italia), non è accettabile che uno sportivo professionista debba pagare per poter lavorare. I nostri lettori provino ad immedesimarsi pensando di versare, il 1 gennaio, al proprio datore di lavoro 50.000 € e riceverne 30.000 € in 12 assegni mensili.

Il quadro fatto dal Procuratore del CONI è decisamente allarmante:” L’inchiesta si è scontrata con omertà e intimidazioni. Ci si è stretto il cuore vedendo il terrore di poveri ragazzi. Solo qualcuno di livello culturale più alto ha capito”. Nonostante questo, la FCI ha deciso di assolvere i Team Manager. Per poter entrare nel merito è indispensabile conoscere le motivazioni della sentenza anche se le conseguenze, in caso di condanna, sarebbero state pesantissime per il ciclismo italiano che avrebbe perso per squalifica tre dei quattro Manager di società professionistiche italiane. Un prezzo troppo pesante, soprattutto nell’anno elettorale.

1 Commento


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  1. parafrasando Bruno Martino si potrebbe cantare: e la chiamano….. giustizia.

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