Caso Iene: Francini risponde a Di Rocco

Con riferimento al comunicato ufficiale, relativo alla trasmissione “Le Iene”, a firma Renato Di Rocco e pubblicato il 24 ottobre sul sito FCI rilevo che il contenuto è altamente lesivo e diffamatorio e non veritiero.

La lettera é firmata dal presidente federale, ma risulta redatta dallo studio legale che assiste la FCI. Sovente tale studio dimentica di non valutare, nel predisporre le memorie difensive per le cause che vedono, per fatti legati all’attività federale,la FCI contrapposta ai suoi stessi tesserati che quei soggetti avversari sono loro stessi <al pari del presidente federale> parte integrante dello stesso ente, la FCI, che paga il suo contratto annuale di assistenza. Questa valutazione dovrebbe consigliarlo nella predisposizione di quelle memorie difensive, che vedono la FCI contro i suoi tesserati, alla primaria osservanza di quella correttezza di rapporti, fra soggetti aderenti alla stessa federazione, imposta dal Codice di Giustizia sportiva emanato dal CONI. Il tesserato quasi sempre finisce con il soccombere poiché per vedere riconosciuti i propri legittimi diritti dovrebbe ricorrere ad un Organo superiore con ingenti spese di tasca sua, mentre il Presidente federale usa l’ufficio legale pagato con soldi pubblici e degli stessi tesserati.

In realtà il contenuto della lettera/articolo sul sito federale ha il solo scopo di screditare, sul piano politico sportivo, il mio operato in questo particolare momento elettorale: cosa che non permetto ad alcuno, tantomeno a chi della menzogna ne fa primario strumento politico e gestionale. Nessuna dei fatti o situazioni addebitati alla mia persona trova riscontro nella realtà, come di seguito spiego.

Ho reso il 21.07.2015 al legale che assisteva Reda una dichiarazione scritta, “per giustizia e verità”, concernente il contenuto di una telefonata intercorsa la sera del controllo di Superga fra me ed il sig. Bima: telefonata avvenuta come confermato dallo stesso Bima. La stessa è stata poi inviata anche qlla Procura della Repubblica di Torino. Respingo in modo totale il tentativo di accostare le mie dichiarazioni all’intenzione di veicolare qualsivoglia responsabilità di Nibali: modo scorretto per tentare di deviare l’attenzione, dalle responsabilità di chi organizzava quei controlli. Dalle dichiarazioni rese da Nibali alla Gazzetta dello Sport, mi risulta che lo stesso non abbia mosso alcun rilievo per le mie dichiarazioni. Il presidente federale nei giorni immediatamente successivi a Superga, riferendosi al DCO, ha chiesto “che il CONI-NADO e la FMSI sanzionino e prevengano le condotte contrarie alle norme”: ma se, caro presidente, era tutto regolare come afferma nella lettera/articolo perché allora hai fatto questa richiesta?

Per quanto attiene all’accusa di non aver risposto alle convocazione dell’UPA del Coni rispondo che la stessa è infondata e calunniosa. Essendo un non tesserato non avevo “alcun obbligo” di rispondere alla convocazione di tale Ufficio: diritto correttamente riconosciutomi dallo stesso TNA Coni.  Avevo dato la mia disponibilità a presentarmi, poi ritirata di fronte all’inaccettabile arroganza contenuta nelle e-mail di convocazione inviatemi dall’UPA. Avevo poi dato la disponibilità a presentarmi all’udienza innanzi il TNA, ma lo stesso Tribunale ha scelto di non convocare i testimoni basandosi sulle testimonianze cartacee forse su richiesta dell’UPA: strano che siano però stati sentiti solo i testi a favore dell’UPA ed esclusi gli altri. Rilevo che l’UPA ha reso pubblici particolari riservati, che sono stati riportati nell’articolo in questione: appare sempre più inconfutabile che tanti sono i problemi legati alla gestione dell’antidoping a livello nazionale ed alla sua stessa credibilità. Personalmente ho fatto alcune segnalazioni all’UPA, nel periodo in cui ero tesserato, rimaste tutte senza alcun riscontro. Fra di esse anche quella concernente il primo caso che vide coinvolto Reda: ove non si trattò di un mancato controllo, come riportato nell’articolo, ma di un controllo totalmente irregolare causato dal DCO, meglio dalla sola “infermiera” che lo aveva eseguito. Non si capisce se all’UPA siano considerate più importanti le vicende, oserei dire le “vite”, relative agli atleti o quelle private che vedono coinvolte alcune delle persone che compongono quell’ufficio: la responsabilità di chi deve giudicare non può essere legata da fatti privati a quella di chi ha la responsabilità di istruire le pratiche.

Infine per quanto attiene il fatto che io sia un pluri-pregiudicato sanzionato ripetutamente dalla Giustizia Sportiva e che mi sia sottratto con le dimissioni alla Giustizia Sportiva ribadisco che le stesse sono illazioni demenziali. L’unica sanzione disciplinare che ho subito in 50 anni di tesseramento, fra l’altro con l’applicazione di una inesistente recidiva, è quella di sei mesi che mi è stata inflitta nel 2012 alla vigilia dell’Assemblea elettiva di Levico con il solo scopo di impedirmi di candidarmi e partecipare alla stessa.

Le dimissioni da me rassegnate il 25.11.2014 sono in totale rispetto con i diritti/doveri stabiliti dallo Statuto, e mi pare strano che il presidente federale possa affermare che io abbia rassegnato le dimissioni “nell’incombenza di un nuovo giudizio”: chiara dimostrazione che quell’indipendenza della giustizia sportiva dal potere politico sia, in ambito FCI, una gran balla come le vomitevoli nomine degli Organi di giustizia fatti il 25 gennaio 2015, disattendendo le delibere assembleari. Forse presidente hai fatto troppe illazioni errate: chissà perché con me ti capita sempre quando si avvicina il periodo elettorale?

Angelo Francini

Powered by Dragonballsuper Youtube Download animeshow