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La differenza fra l’essere “giudice” e “difensore”

Questa analisi prende in considerazione l’operato di coloro che occupano posizioni negli Organi di Giustizia della FCI: quanti si occupano della difesa dei deferiti non hanno gli stessi doveri che sono imposti ai componenti degli Organi di giustizia sui quali, prima di ogni altro aspetto, grava l’obbligo di rispettare quanto stabilito dal Codice di Giustizia del CONI, che costituisce la base di tutti i Regolamenti di Giustizia sportiva delle Federazioni, delle Discipline associate e degli Enti di promozione.

Ecco cosa stabilisce il Codice di Giustizia del CONI:

art. 2 – Principi del processo sportivo

1 – Tutti i procedimenti di giustizia regolati dal Codice assicurano l’effettiva osservanza delle norme dell’ordinamento sportivo e la piena tutela dei diritti e degli interessi dei tesserati, degli affiliati e degli altri soggetti dal medesimo riconosciuti.

art. 9 – Poteri degli organi di giustizia

  1. 1. Gli organi di giustizia esercitano tutti i poteri intesi al rispetto dei principi di cui all’art. 2.

Su questi primari principi é basata l’autonomia della Giustizia sportiva, riconosciuta dalle Leggi dello Stato, non sono quasi mai rispettati nel mondo ciclistico: prevalgono sovente principi e norme del processo delle giurisdizioni ordinarie dello Stato, che possono essere applicate eccezionalmente per colmare lacune regolamentari sportive senza poter mai sostituire le regole stabilite dagli stessi regolamenti sportivi.

Questa incongruenza deriva principalmente dall’assoluta ignoranza, senso etimologico del termine, da parte di chi si erge a giudice nel mondo sportivo omettendo sistematicamente quel rispetto dei principi “dell’osservanza delle norme dell’ordinamento sportivo” sopra richiamato.

Principio che rimane l’unico applicabile dalla giustizia sportiva, poiché se applica le leggi ordinarie si illegittimamente ai Giudici ordinari dello Stato.

Lo Statuto federale, in applicazione delle particolari norme emanate dal Codice di Giustizia del Coni, prevede che per essere eletti o nominati, negli Organi di Giustizia federale, i candidati debbano possedere i requisiti stabiliti dall’art. 37 (Nomina e decadenza degli Organi di giustizia federale) e che su di loro gravino le incompatibilità stabilite dall’art. 30 (Incompatibilità a ricoprire cariche elettive federali) oltre quelle specifiche stabilite dall’art. 38 (Incompatibilità a ricoprire cariche negli Organi di giustizia federale).

Allora appare preoccupante rilevare, dai documenti ufficiali FCI, che i regolamenti federali siano costantemente disattesi e non rispettati da coloro che ne dovrebbero essere totalmente rispettosi essendosi voluti ergere alla funzione “giudicante” dell’operato di altri soggetti dell’ordinamento sportivo federale, rendendo lampante il concetto che la FCI ED I SUOI ORGANI NON CONOSCONO E NON RISPETTANO LE REGOLE CHE IMPONGONO AI TESSERATI DI RISPETTARE.

Principio da me esposto nel 2012, in una lettera indirizzata alla Segretaria Generale FCI, e per il quale subii una squalifica di sei mesi (con l’applicazione di una inesistente recidiva) per la quale da quattro anni attendo l’esame del ricorso per revisione: squalifica che mi impedì di partecipare all’Assemblea di Levico.

Vediamo allora queste stranezze:

1)  Il dott. Grauso, procuratore federale nel biennio 2013/15, è stato sostituito dal Consiglio Federale nel gennaio 2015 con la seguente motivazione come da comunicato FCI:

“..omissis.., compresa la nomina del nuovo Procuratore Federale e di alcuni sostituti, il cui ruolo si è reso nel frattempo vacante. Infatti, il dott. Giovanni Grauso, che non ha fatto pervenire la certificazione richiesta (peraltro non figurerebbe iscritto nell’Albo e nell’elenco speciale del Consiglio dell’Ordine di Roma), ha rassegnato le dimissioni “per motivi personali.”

Nota: quindi per due anni i tesserati hanno subito l’azione di un Procuratore federale che non possedeva i requisiti per occupare quel posto!

2)  Lo scorso 12 settembre, sul sito federale usciva il comunicato della 1a sezione del Tribunale Federale relativo alla decisione nr. 11/16 in cui viene testualmente dichiarato: “che la questione sollevata dall’UPF in ordine alla mancanza dei requisiti per la “difesa tecnica” dell’Avv. Conte del cd. jus postulandi innanzi ad un organo di Giustizia Sportiva federale, rilevatane la fondatezza, dichiara l’inutilizzabilità di tutti gli atti a sua firma”.

Nota: nei mesi precedenti a tale sentenza l’avv. Ezio Conte ha svolto la medesima funzione in altri procedimenti innanzi gli stessi Organi senza che gli fosse sollevata alcuna obiezione da parte della Procura Federale. Inoltre l’avv. Conte per otto anni è stato componente della Corte Federale, organo eletto dall’Assemblea nazionale.

 

Incomprensibile il modus operandi degli organi giudicanti:

  1. a) da un lato l’avv. Ezio Conte, che per la Procura e per il Tribunale Federale non possiede i requisiti per assumere e svolgere la difesa, viene escluso dal giudizio e vengono annullati gli atti a sua firma creando un danno al suo assistito,
  2. b) dall’altro invece vengono ritenuti validi gli atti a firma di un Procuratore Federale, il dr. Grauso, che avrebbero dovuti essere annullati per lo stesso motivo per il quale sono annullati all’avv. Conte.

Insomma nel pieno rispetto del Regolamento di Giustizia FCI che stabilisce:

Art. 4 – PRINCIPI DEL PROCESSO SPORTIVO

  1. Il processo sportivo attua i principi della parità delle parti, del contraddittorio e gli altri principi del giusto processo.

L’avv. Ezio Conte incise in modo determinante sulla rielezione di Renato Di Rocco a Levico quando nel 2011, su una mia proposta, influì quale relatore alla Corte Federale, per l’illegittimo esame preventivo delle proposte di modifica statutaria (oggi riproposta nelle disposizioni assembleari per Rovereto 2017), e fu determinante per l’adozione dell’infondata ed anti-statutaria decisione di concedere il voto ai Master nella categoria degli Atleti.

La cosa però che più desta perplessità si riscontra nel fatto che, quasi tutti i componenti degli Organi di Giustizia federale, fanno parte dell’AIMANC – Associazione Italiana Magistrati Avvocati Notai del Ciclismo – del quale per anni è stato presidente, ora è il past president, l’attuale Procuratore Federale avv. De Arcangelis e Segretario é lo stesso avv. Conte.

L’Aimanc un’associazione nata molti anni orsono con ben altri e più nobili finalità poi persesi con il trascorrere del tempo. Oggi una sorta di “cartello”, che si propone altri scopi forse non consoni agli alti principi propri di una corretta giustizia sportiva.

Inoltre fra gli associati dell’Aimanc figurano anche molti dei professionisti che assumono la difesa dei deferiti nei procedimenti innanzi agli organi federali.

Leggere questo comunicato – http://www.aimanc.it/legal/2014/10/codice-giustizia-sportiva/ – a firma del segretario Aimanc avv. Ezio Conte pubblicato, sul sito Aimanc nel 2014, al termine del Convegno organizzato a Padova ove l’avv Paolo Frattini, presidente della Corte di Giustizia del Coni, illustrava il nuovo Codice di Giustizia Coni che dopo pochi mesi sarebbe stato emanato dal Coni.

Il principale concetto “interessante” espresso nel convegno, che la dice lunga sulla competenza e sugli obbiettivi reali dei componenti di questa associazione, é stato il seguente:

“La notizia che è più di interesse per i nostri associati attiene alla circostanza che davanti ad ogni Organismo giudicante è obbligatoria l’assistenza di un Avvocato. Il che fa nascere la prospettiva di un lavoro nuovo e qualificato,di cui fregiarsi, che fa pensare addirittura alla istituzione di un albo di specialisti. E’ evidente che il filone sportivo in questo momento è particolarmente appetibile.”

Tale valutazione poi non è corrisposta al testo del Codice di Giustizia emanato dal Coni:

Art. 27 – Avvio del procedimento

co, 2. Salva diversa previsione dello Statuto federale, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero di un difensore.

Qui sorge un altro problema in ambito federale.

Sino al 18.12.2014 i Regolamenti federali prevedevano che innanzi agli Organi di giustizia il deferito potesse essere accompagnato da una “persona di fiducia” o da un legale.

L’obbligatorietà del difensore è stata arbitrariamente introdotta, unitamente ad altre numerose modifiche, dal Commissario ad Acta prof. Avv. Giulio Napolitano il quale è andato oltre il mandato lui affidato dal Coni: forse un gene ereditario lo condiziona e lo porta all’invenzione creativa delle regole.

Tale arbitraria azione era già stata posta in essere dallo stesso quando venne nominato per apportare le modifiche allo Statuto FCI deliberato dall’Assemblea di Bologna 2011.

Ne riporto solo alcune, per rinfrescare la memoria, con le quali allora eliminò gli Uffici di Presidenza Nazionale e Regionale (sebbene consentiti dai Principi Coni per quelle Federazioni con più di 3000 società affiliate), elevò ad Organo centrale federale il Segretario Generale (contrariamente alle modifiche agli Statuti di altre Federazioni): naturalmente queste modifiche sono passate senza che nessuno in Consiglio Federale si sia accorto delle violazioni, da qualcuno volute e comandate al ligio esecutore Commissario ad Acta.

I Consigli federali di altre Federazioni hanno richiesto al Coni la rettifica delle arbitrarie modifiche statutarie apportate dallo stesso Commissario ad Acta mentre il nostro ha solo espresso un assordante silenzio.

Tutti i tesserati che incappano nella Giustizia sportiva ricevono dalla Procura Federale la seguente comunicazione:

“La Procura federale ha programmato l’audizione della S.V. in merito ai fatti oggetto del procedimento nr. XXX. A tale scopo invita la S.V. a comparire il giorno XXX presso gli uffici federali della FCI in Roma.

Quanto sopra, ai sensi dell’art. 1 – comma 4 – del Regolamento di Giustizia sportiva FCI (testuale): ai soggetti di cui all’art. 1 primo comma è fatto obbligo, se convocati, di presentarsi dinanzi agli Organi della Giustizia sportiva – omissis – La mancata ottemperanza costituisce illecito disciplinare.

Distinti saluti. Il Pocuratore Federale avv. Giorgio De Arcangelis

E’ facoltà del convocato farsi assistere da difensore di propria fiducia nell’adempimento della presente procedura di audizione.”

Questa comunicazione contiene tre prevaricazioni che ledono i diritti dell’indagato, tutelati dal Codice di Giustizia del Coni, costituendo grave intimidazione del soggetto indagato.

Da tale comunicazione si evidenzia che la Procura federale:

– non conosce il Regolamento di Giustizia poiché dovrebbe sapere che l’obbligo di presentarsi vale per le convocazioni degli Organi di Giustizia federale, fra i quali non è inclusa la Procura Federale come previsto dal Regolamento di Giustizia Federale, e quindi impone un obbligo illegittimo:

Art. 5 ‐ GLI ORGANI DI GIUSTIZIA –

  1. Gli organi di giustizia federali sono:
  2. a) i Giudici Sportivi Regionali; b) il Giudice Sportivo Nazionale;
  3. c) la Corte Sportiva d’Appello; d) il Tribunale Federale;
  4. e) la Corte Federale di Appello; f) la Commissione Federale di Garanzia.

– fa una illegittima imposizione non rispettando una decisione della Corte Federale che, nel 2012 sentenziò in un mio ricorso contro la Procura federale, che il soggetto indagato non ha alcun obbligo di presentarsi o rispondere alle richieste della stessa Procura, ma solo a quelle degli Organi di Giustizia.

Fatto questo riconosciutomi anche dal Tribunale Nazionale Antidoping a fronte del fatto che non ho risposto ad una convocazione per l’arroganza della Procura Nazionale Antidoping.

– Assume un comportamento contrario allo Statuto federale che impone a tutti i soggetti il rispetto delle normative statutarie e regolamentari: quindi Organi di Giustizia compresi.

Infine in tale valutazione assume una particolare valenza la decisione nr 3 del 24.07.2015, passata sotto traccia sebbene di assoluta importanza, emessa dalla Commissione Federale di Garanzia sul ricorso presentato dall’avv. Ezio Conte ed avente quale oggetto “la richiesta di destituzione del Procuratore federale avv. De Arcangelis”. In tale decisione si dichiarava “improcedibile” il ricorso non avendo l’avv. Conte dato prova di aver versato la tassa federale di ricorso: motivazione “pilatesca” poiché l’avv. Conte, componente della Corte federale, era esentato da tale versamento ai sensi dell’art 5/1 del Regolamento di disciplina dei componenti gli Organi di giustizia e comunque per le denunce in linea generale, discendente dall’art 1 del Regolamento di Giustizia Federale, essendo un fatto obbligatorio non è dovuta alcuna tassa.

Con quale potere il Consiglio Federale abbia potuto deliberare nel gennaio 2015 una nuova composizione della Corte Federale, rimane un mistero: essendo un organo eletto dall’Assemblea nazionale non poteva modificarlo e quindi ciò fa presupporre che vi siano state delle dimissioni globali che, in base allo Statuto, avrebbero dovuto portare alla convocazione di un’Assemblea straordinaria per l’elezione della nuova Corte federale.

Forse che la funzione apicale del Presidente federale assorba anche i poteri esclusivi dell’Assemblea nazionale!

Le vicende sopra descritte sono unite da un sottile “fil rouge” che deve far riflettere tutti in che ambito ed in che modo venga, ingiustamente, gestita la Giustizia sportiva federale.

Il problema non sono le giuste regole federali: forse il problema è negli uomini che le applicano.

Per informazione di tutti i soggetti queste osservazioni, inerenti i comportamenti e le incompatibilità dei componenti gli Organi di Giustizia federale, sono state oggetto di esposti presentati in vari tempi al Presidente, al Segretario Generale, all’Ufficio Legale, alla Procura Generale dello Sport, al Collegio di Giustizia, al Garante dello Sport presso il Coni.

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