Recentemente Francesco Cenere, commissario internazionale che quest’anno non ha rinnovato la tessera, ha pubblicato sul suo profilo Facebook un’attenta analisi dell’attuale situazione dei commissari e una sorta di libro dei sogni caratterizzato da tanti “avessi la bacchetta magica” … . Questo è un libro dei sogni perché deve integrarsi con l’attuale governo ciclistico, ma ciò che desidera Cenere (e non solo) sono tutte cose assolutamente realizzabili.

  • Autonomia dei giudici in quanto arbitri di gara. Nel calcio l’autonomia dell’Aia è uno dei capisaldi di quello sport.
  • Ingresso dei commissari di gara in consiglio federale dando ai giudici la possibilità di votare per il presidente (come tutte le altre componenti) e di sedere in Consiglio Federale.
  • Incompatibilità tra il ruolo di Giudice e qualsiasi altro ruolo. Oggi questa norma esiste, ma viene applicata in modo alterno a seconda di chi sono i protagonisti.
  • Abolizione del designatore unico e ritorno alle designazioni in commissione. In questo modo le designazioni sarebbero più oggettive e meno subordinate alle simpatie o antipatie personali del designatore unico.
  • Istituzione di convegni tecnici basati solo sulle esperienze, sulla casistica e sul regolamento. Troppo spesso nel recente passato, infatti, i convegni sono stati passerelle per politici e organizzatori e non momento di confronto su regole e casistiche.
  • Ridare dignità alla categoria dei commissari.

A noi non sembrano affatto proposte strampalate e probabilmente se fossimo nel calcio non ci sarebbe neanche bisogno di farle.

Nel calcio gli arbitri sono assolutamente indipendenti, il presidente dell’Aia siede in Consiglio Federale e il ruolo di arbitro è realmente incompatibile con qualsiasi altro ruolo. Le designazioni vengono fatte da un unico soggetto, ma nella commissione ci sono i responsabili di assistenti e osservatori che designano per la loro specializzazione. I convegni degli arbitri sono estremamente tecnici, realizzati con l’apporto di filmati e supporti tecnologici e soprattutto interdetti ai non arbitri. Senza contare che tutte le decisioni assunte dal giudice sportivo vengono prese con la collaborazione del delegato Aia e, nei casi gravi, gli arbitri in caso di decisioni non in linea con i regolamenti o troppo blandi possono ricorrere per inasprire la sanzione.

Cenere ha chiesto tutte cose giuste, che nel calcio sono normalità, ma perché nel ciclismo non è così ? Semplice, perché a nessuno nel ciclismo fa comodo che i Giudici siano indipendenti. Al politico fa comodo interferire nelle decisioni per acquisire crediti elettorali, alle società fa comodo sapere che ci si può lamentare e trovare un’ottima sponda e troppi giudici non hanno voglia di fare i fiscali (o semplicemente di applicare il regolamento) e così si adeguano subito e di buon grado all’input federale più che ai regolamenti.

Non sarà facile, perché serve un processo culturale a cui l’attuale governo del ciclismo non è assolutamente pronto, ma evolversi è possibile. Forse anche senza bacchetta magica.