Controllo antidoping ai Giovanissimi: ecco come condizionare i dati statistici

Alla scarsa credibilità degli organi che gestiscono l’antidoping mondiale, dopo i casi Armstrong, Schwazer e alle rivelazioni choc di Danilo Di Luca nel libro “Bestie da vittoria”, occorre inevitabilmente aggiungere il fanatismo di alcuni soggetti italiani deputati ad effettuare i controlli antidoping.

Nel clima generale di “caccia alle streghe”, che va sicuramente ad accrescere il potere di chi gestisce i controlli antidoping,  registriamo un eccesso che non ci saremmo mai immaginati. Ieri ad una gara Giovanissimi disputatasi a Tradate (VA) è stato effettuato su ordine del Ministero della Salute un controllo antidoping a dei bambini di 7– 12 anni.

Le gare di Giovanissimi non sono agonistiche e a Tradate il percorso si snodava, come sempre accade, su un circuito di 1.400 metri privo di insidie altimetriche. Perché il Ministero della Salute ha deciso di controllare i primi quattro bambini della categoria G6 ? Potremmo dire che così facendo il Ministero si è mostrato come organo integerrimo alla ricerca del doping che non guarda in faccia a nessuno. Neanche ai bambini.

LA STATISTICA E IL DOPING – Nella realtà, analizzando i numeri dei controlli effettuati dal Ministero nel 2015, il quadro che emerge è un altro. In un anno 860 atleti di 26 discipline controllate in 177 eventi monitorati.  Se pensiamo che solo nel calcio (terzo sport più controllato) con 25 partite controllate in un anno ogni domenica si disputano oltre 6.000 Figc partite senza contare quelle di calcio capiamo quanto pochi siano questi controlli . Nel ciclismo sono stati 43 gli eventi controllati, anche qui una minima parte se consideriamo tutte le corse Fci, Acsi, Uisp, Acli, Udace, Csain e Csen. Sarebbe normale che questi pochi eventi controllati fossero molto ben pianificati in modo da andare quasi a colpo sicuro laddove i sospetti di doping sono veramente elevati. Invece accade l’esatto contrario e si controllano i bambini. Perché ?

Il sospetto che ci viene è che così facendo si vadano a “drogare” i dati statistici. Esattamente come per la giustizia un processo per direttissima per un furto di una mela ha più valore, statistico s’intende, di una lunga indagine per mafia, anche in questo caso controllando dei bambini potremmo avere dei dati falsati e molto più rassicuranti. Più o meno come quando per il ciclismo, si badi bene solo per il ciclismo, venivano sommate le positività rilevate tra gli amatori degli enti di promozione per dare un’immagine ancor più negativa di questo sport, controllando i bambini a fine anno potremmo sentirci dire che la percentuale di dopati nel ciclismo è calata e che dunque chi governa questo sport ha fatto un buon lavoro.

QUALI CONSEGUENZE ? – Alle conseguenze statistiche citate prima, potrebbero aggiungersene altre assai più gravi. I genitori potrebbero essere indotti a pensare che se si cerca il doping tra i bambini è perché il doping tra i bambini c’è e dunque invitare i loro figli a cambiare sport. Questo è sicuramente l’aspetto più triste di tutta questa vicenda. Aldilà delle competenze del Ministero, della privacy e dei dati statistici l’aspetto più brutto è proprio questo. Bambini sicuramente traumatizzati, famiglie intimorite e il cancan mediatico che associa ancora una volta il doping al ciclismo. Insomma, una situazione che non giova a nessuno … o quasi.

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