Antidoping a due pesi e due misure: il Tas salva la campionessa del mondo

La legge dell’antidoping non è uguale per tutti. Elizabeth Armitstead, britannica campionessa del mondo donne, nonostante abbia saltato tre controlli antidoping sarà comunque al via delle Olimpiadi di Rio. Da regolamento saltare tre controlli antidoping fuori competizione equivale ad una positività e proprio per questo lo scorso 7 luglio la campionessa del mondo è stata sospesa cautelarmente dall’UCI. Già qui c’è una prima anomalia: solitamente le sospensioni vengono comunicate anche a mezzo stampa, ma in questo caso tutto è stato tenuto segreto.

Liz Armitstead ha dunque ricorso e il Tas di Losanna ha annullato un mancato controllo evitandole così la squalifica di due anni praticamente certa. Le motivazioni del massimo tribunale sportivo mondiale non possono non lasciare perplessi, anche alla luce di numerose altre sentenze: gli ispettori non avrebbero usato tutte le informazioni in loro possesso per trovare l’atleta poi controllata il giorno successivo. E’ superfluo evidenziare come nei casi di controlli fuori competizione siano sufficienti anche solo alcune ore di ritardo nel controllo per non risultare positivi e che mai prima d’ora era stato stabilito che gli ispettori dovessero diventare degli investigatori per trovare l’atleta. Solitamente, infatti, all’atleta spettava il compito di compilare l’Adams (il sistema di reperibilità), gli ispettori si presentavano al luogo indicato ed eseguivano il controllo antidoping.

Ancora una volta l’antidoping risulta decisamente poco credibile e l’impressione che esistano due pesi e due misure è dunque più che mai concreta.

1 Commento


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  1. angelo francini

    Non é l’antidoping poco credibile, come non lo é la Giustizia sportiva in generale.
    Poco credibili sono gli uomini che gestiscono questi settori.

    I principi che CIO e CONI richiamano ed impongono alle Federazioni vogliono che nella gestione di queste cose vi sia il rispetto delle REGOLE SPORTIVE scritte.

    Ma gli organi dell’antidoping e della Giustizia queste regole NON LE RISPETTANO quasi mai.

    Tutti ricorderete, restando sul caso sopra trattato, quanto accade a Reda nel 2013.
    Squalificato perché non aveva soddisfatto al campione delle urine a causa dell’errore (per due giorni consecutivi) commesso dai Controllori della CLEARIDIUM.
    Reda fu squalificato e sanzionato: all’Antidoping del CONI e poi al TAS neanche fu preso in considerazione che l’errore era dei controllori come invece oggi viene fatto per la Armitstead.
    L’antidoping del Coni sorvolò anche sul fatto che il prelievo del sangue era effettuato da una persona che, in base alle leggi vigenti in Italia ancora oggi, non era autorizzata ad operare quel prelievo non essendo un medico.
    La Giustizia sportiva, sia conseguente al doping che quella discendente da fatti disciplinari, é una schifezza che viola tutti i principi fondamentali che garantiscono, a livello mondiale, l’autonomia che in tale campo é affidata al mondo dello sport.
    Ma come fanno questi a giudicare se non conoscono le regole dello sport: infatti giudicano con le regole del mondo civile, violando il principio alla base dell’autonomia della giustizia sportiva che consiste nella APPLICAZIONE DELLE REGOLE SCRITTE DELLO SPORT.

    Ma questi giudici le regole dello sport non le conoscono.
    Come dice Vittorio Sgarbi: siete delle CAPRE, CAPRE, CAPRE. Con tutto il rispetto per questi innocenti animali.

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