La legge dell’antidoping non è uguale per tutti. Elizabeth Armitstead, britannica campionessa del mondo donne, nonostante abbia saltato tre controlli antidoping sarà comunque al via delle Olimpiadi di Rio. Da regolamento saltare tre controlli antidoping fuori competizione equivale ad una positività e proprio per questo lo scorso 7 luglio la campionessa del mondo è stata sospesa cautelarmente dall’UCI. Già qui c’è una prima anomalia: solitamente le sospensioni vengono comunicate anche a mezzo stampa, ma in questo caso tutto è stato tenuto segreto.

Liz Armitstead ha dunque ricorso e il Tas di Losanna ha annullato un mancato controllo evitandole così la squalifica di due anni praticamente certa. Le motivazioni del massimo tribunale sportivo mondiale non possono non lasciare perplessi, anche alla luce di numerose altre sentenze: gli ispettori non avrebbero usato tutte le informazioni in loro possesso per trovare l’atleta poi controllata il giorno successivo. E’ superfluo evidenziare come nei casi di controlli fuori competizione siano sufficienti anche solo alcune ore di ritardo nel controllo per non risultare positivi e che mai prima d’ora era stato stabilito che gli ispettori dovessero diventare degli investigatori per trovare l’atleta. Solitamente, infatti, all’atleta spettava il compito di compilare l’Adams (il sistema di reperibilità), gli ispettori si presentavano al luogo indicato ed eseguivano il controllo antidoping.

Ancora una volta l’antidoping risulta decisamente poco credibile e l’impressione che esistano due pesi e due misure è dunque più che mai concreta.