Il gruppo sbaglia strada, bizzarra interpretazione regolamentare dei giudici

Dopo il clamoroso esempio del declassamento di Nizzolo, ci giunge dalla categoria dei commissari di gara un altro esempio che conferma la loro ignoranza regolamentare o comunque una scarsa personalità nell’applicazione.

Da tempo i giudici pensano troppo alle conseguenze delle loro azioni: se sanziono quell’organizzatore poi non fa più la corsa. Non sanzioni quel corridore perché in fondo non ha tratto un gran vantaggio per non parlare della perla di “noi dobbiamo fare il bene del ciclismo”.

Il ruolo del commissario di gara dovrebbe essere un altro: dovrebbe sapere il regolamento, verificarne l’applicazione e sanzionarne il mancato rispetto. Il tutto senza chiedersi come la prenderà il sanzionato, cosa diranno gli altri e se quella decisione faccia “il bene del ciclismo”.

Parliamo oggi di cosa è accaduto al Trofeo Leoni in provincia di Rieti dove tutti tranne il vincitore hanno sbagliato strada accorciando il percorso e terminando la gara addirittura davanti a colui che ha vinto.

La deviazione è sicuramente involontaria e ha prodotto un vantaggio dato che il gruppo è arrivato al traguardo prima del vincitore.

Partiamo dunque dal regolamento:

regola15

 

 

Dato che la norma non lascia spazio a deroghe, la giuria avrebbe dovuto mettere fuori gara tutto il gruppo presentando un ordine d’arrivo con solo il vincitore.

Invece, anche qui, prendendosi libertà non proprie la giuria ha deciso di non applicare il regolamento del ciclismo, ma quello, probabilmente, del ciclotappo con il gruppo “spostato” dietro al vincitore.

Qualcuno l’ha definita una decisione di “buon senso” perché non sarebbe stato bello, sempre secondo qualcuno, avere un ordine d’arrivo con un solo corridore. Il “buon senso” è richiesto a chi scrive le regole, non a chi deve applicarle. Quando chi deve applicare le regole invoca il “buon senso” significa che chiede una discrezionalità che non gli compete e soprattutto che rischia di andare a creare figli e figliastri. Come diceva Giolitti:« Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano».

Questo è il cosiddetto “metodo Italia” quello che Di Rocco vuole esportare ai commissari di tutto il mondo. Lo sport e il rispetto delle regole sono tutta un’altra cosa … .

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