Regole, queste sconosciute

Anni fa, nel calcio è iniziato un processo culturale che ha portato tutti, e non solo i “moviolisti” come era prima, a sapere quali sono le regole e quale è l’interpretazione che deve essere data. Giornalisti, opinionisti e commentatori tv si documentano costantemente sulle regole e durante la preparazione di una partita non trascurano l’aspetto regolamentare. La scorsa stagione Sky ha proposto uno speciale chiamato “Master Class Collina” in cui il designatore Uefa, Pierluigi Collina, ha affrontato una serie di casi pratici spiegando a tutti la regola e la sua corretta applicazione. Oggi moltissimi tifosi sanno cos’è una chiara occasione da rete, quando un fuorigioco è punibile, cosa si intende per condotta violenta e tanto altro.

Il ciclismo è uno sport totalmente diverso, ma ciò che ci balza all’occhio è che l’approccio che c’è alle regole nel calcio non c’è assolutamente nel ciclismo. Recentemente la Rai ha voluto introdurre in “Giro Mattina” la rubrica in cui i giudici di gara spiegavano le regole. A parte qualche strafalcione regolamentare, l’esposizione ha denotato tanta insicurezza da parte dei commissari che spesso anziché chiarire la norma hanno generato più confusione ancora tanto che più di una persona si è chiesta se il commissario conoscesse quella regola o se stesse solamente leggendo gli appunti.

Questo menefreghismo regolamentare si applica a tutti i livelli e nel caso della volata di Nizzolo si è palesato in maniera evidente. Giornalisti, opinionisti e semplici tifosi hanno detto la loro senza però mai partire dal regolamento. C’è stato chi ha gridato allo scandalo per il declassamento del velocista brianzolo, chi addirittura ha affermato che Nizzolo non sarebbe stato da declassare perché italiano e chi, parlando da tifoso, non si è minimamente chiesto cosa dicessero le norme limitandosi a dire che era una decisione sbagliata. C’è anche chi ha sostenuto che la giuria sia stata condizionata dal commento di Silvio Martinello.

Quanto è il pressapochismo del ciclismo. Comprendiamo che ormai il valore delle regole sia ridotto ai minimi termini e che difronte ad una decisione, qualunque essa sia, si tenda a dare un significato politico più che tecnico. Dal punto di vista regolamentare il declassamento non può certamente essere considerato un errore della giuria, anzi. Se poi si dice che Nizzolo avrebbe vinto comunque perché Modolo non ce l’avrebbe mai fatta a passarlo può essere altrettanto vero, ma questo è un altro discorso. Citare la volata di Jesolo 2015, in cui vinse Modolo, non ha senso ed è in pieno stile ciclistico: se è stato commesso un errore nel 2015 (lasciando la vittoria a Modolo) non per questo bisogna commettere un altro errore nel 2016 non sanzionando Nizzolo. Può essere stata una decisione fiscale, ma non può essere etichettata come un errore.

Quando si parla bisognerebbe sempre partire dalle regole: capire cosa dicono, cosa si può fare, come lo si può fare e cosa invece è vietato. Tutte le riflessioni dovrebbero partire da li. Invece nel ciclismo si fa l’esatto contrario: si esprimono concetti, si producono argomentazioni  senza chiedersi nulla relativamente alle regole. Qualcuno, in passato, ha addirittura sostenuto che Nibali alla Vuelta 2015 non andasse espulso per traino.

I primi a conoscere le regole dovrebbero essere i commissari, cosa non sempre scontata, in secondo luogo dovrebbero applicarle sempre e non pensare prima a quante polemiche scatenerà la loro applicazione. Abituando tutti alla conoscenza e al rispetto delle regole si eleverà il livello del ciclismo e di questo tutti ne gioveranno. Diversamente sarà sempre lo sport in cui il chi fa qualcosa è più importante di cosa viene fatto .

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