Avversari scarsi, si va sempre di più verso un Di Rocco IV

Mancano ormai 8 mesi alle elezioni federali, che si terranno nel gennaio 2017, e che potrebbero dare a Renato Di Rocco il quarto mandato consecutivo da presidente. Il pronostico favorevole al “baffino” romano non è certamente merito di una buona gestione quanto più di una mancanza di avversari. Di Rocco è uno dei meno amati dal popolo del ciclismo, se ogni tesserato (o ogni appassionato) potesse votare Di Rocco non arriverebbe al 5%. Lui invece conosce bene il meccanismo delle deleghe, ha carisma e con i giusti appoggi è in grado di muovere i voti in suo favore. Di ciò che pensano di lui i tesserati o gli appassionati poco gli importa.

In questo scenario i suoi avversari avrebbero due scelte: affrontarlo sul suo terreno, e perdere, oppure spostare il campo di gara su di un terreno a lui decisamente meno favorevole.

Il problema sono proprio i suoi avversari. Di lui abbiamo capito tutto o quasi, ma i suoi avversari cosa vogliono fare? Come lo vogliono fare ? Come vorrebbero cambiare il ciclismo italiano ? E proprio qui sta il problema.  Se da un lato Di Rocco sa bene che alla fine con il “popolo delle deleghe” riuscirà a spuntarla, i suoi avversari come possono pensare di batterlo proprio su quel terreno ?

Il malcontento è tanto e non sfruttarlo rappresenta una colpa esattamente come averlo generato. Il desiderio degli avversari di Di Rocco non dovrebbe essere solo quello di ottenere un voto in più di lui, ma di formulare una proposta in grado di aggregare e di trasformare in realtà il forte desiderio di cambiamento.

Prima ancora che pensare ai candidati, che giocare al risiko della politica sportiva gli antagonisti di Di Rocco dovrebbero coinvolgere le componenti e andare a scrivere un programma non calato dall’alto come un’operazione dovuta e indispensabile per la candidatura, ma come inizio di un cammino molto più profondo. Va da sé che chi ha contribuito con la propria idea e il proprio impegno a scrivere il programma farà parte della squadra candidandosi quasi automaticamente a grande elettore.

Poi, se non ci sarà un candidato all’altezza, se non ci saranno i numeri necessari per battere Di Rocco pazienza. Ma certamente non si potrà dire di non averci provato.

Invece accadrà come al solito che un gruppo di politicanti sportivi si unirà qualche mese prima delle elezioni, urlerà a tutto il mondo che DI Rocco è brutto e cattivo, proverà a sentirsi un grande politico giocando con i carrarmatini del risiko, ma non saprà dare una proposta veramente alternativa. Il tutto, lo ripetiamo, indipendentemente da chi sarà o non sarà il candidato alla presidenza.

E invece il quadro è ancora più desolante. I tantissimi scontenti dell’attuale gestione non sono nelle condizioni di fare nulla se non assistere ad un battaglia politica tra due gruppi che non sono altro che due facce della stessa vecchia medaglia.

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