Cosa c’è dietro alla cancellazione del Giro del Friuli ?

Giro del Friuli: una delle due corse a tappe internazionali per dilettanti che si corrono in Italia e soprattutto la più antica gara a tappe per giovani. Quest’anno questa gara non si correrà. Non purtroppo per motivi economici legati alla crisi e alla mancanza di sponsor, non si correrà per volere dell’UCI e della Federazione Ciclistica Italiana.

A confermarlo è lo stesso presidente della FCI Renato Di Rocco:« Abbiamo escluso dal calendario il Giro del Friuli Venezia Giulia proprio a tutela del buon nome degli organizzatori friulani. Quando ci sono carenze organizzative non è possibile chiudere un occhio».

Di quali carenze organizzative parla Di Rocco ? Certamente il Giro del Friuli non ha un’organizzazione modello, ma come lui ci sono decine e decine di altre corse. A confermare che pur non essendo un’organizzazione perfetta la situazione non è catastrofica è lo stesso rapporto dell’UCI che viene inviato agli organizzatori sulla base del rapporto stilato dai commissari. Qualche critica è stata mossa, per carità, ma su aspetti assolutamente marginali. Prova ne sia che l’UCI, anche per l’anno 2016, aveva messo in calendario il Giro del Friuli Venezia Giulia.

Ma allora perché non si corre questa storica corsa ? Perché una lettera della Federazione Ciclistica Italiana ha chiesto all’UCI di cancellare la gara dal calendario per non ben precisate carenze organizzative tra le quali il ritardo nel pagamento delle tasse gara.

Va sottolineato che all’organizzazione non è stato inviato alcun sollecito a mettersi a posto con le incombenze o l’ultimatum a risolvere i presunti problemi organizzativi. Invece, in modo unilaterale e senza possibilità di contraddittorio, l’UCI ha cancellato la corsa basandosi esclusivamente sulle argomentazioni utilizzate dalla Federazione Italiana.

Se valesse questo metodo la Federazione potrebbe andare a far cancellare dal calendario tutte le gare che vuole senza che possa esserci un oggettivo confronto. Se valesse questo le opinioni della Federazione avrebbero la meglio sui rapporti stilati dai Commissari UCI. Insomma, la Federazione potrebbe fare, senza alcuna regola, esattamente ciò che vuole.

Tizio mi è amico e chiudo gli occhi, Caio mi è nemico e gli faccio cancellare la corsa.

Il vero problema è che il Giro del Friuli è una corsa mediamente ricca che per l’edizione di quest’anno aveva già ottenuto un finanziamento di 80.000 dalla Regione. Indiscrezioni dicono che uno dei punti forti del programma di Di Rocco per la prossima campagna elettorale vorrebbe essere il reinserimento in calendario del Giro d’Italia Under 23. Qualche malpensante ha ipotizzato che gli 80.000 € “congelati” possano essere un’ottima base di partenza per il costituendo Giro d’Italia Under 23. Se a questi si aggiungessero due tappe in Toscana, una in Lombardia e due in Emilia Romagna e due in Veneto il Giro sarebbe fatto.

Intanto l’organizzazione del Giro del Friuli sembra essere intenzionata a muoversi legalmente nei confronti della Federazione Ciclistica Italiana per la cancellazione della gara senza riferimenti regolamentari e soprattutto senza un contraddittorio.

Staremo a vedere come finirà questa vicenda, certamente con la moria di gare a tappe Under in Italia (è rimasto solo il Giro della Valle d’Aosta) ci saremmo aspettati un diverso atteggiamento di Di Rocco molto più magnanino e invece altrove chiude non un occhio, ma addirittura due e nei confronti del Giro del Friuli guarda i difetti con il microscopio.

Tutto questo non ci sconvolge, ci sconvolge molto di più che il popolo ciclistico consideri normale questo atteggiamento . Forse l’unico che si merita un popolo così coraggioso.

 

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