“Bestie da Vittoria”, ecco il (bel) libro choc di Danilo Di Luca

Si intitola «bestie da vittoria» ed è il libro denuncia scritto da Danilo Di Luca, edito da Piemme, ed è un libro destinato a fare parlare di sé. Il “Killer” spiega molto bene come nel ciclismo tutti sappiano tutto e solo per una forma di ipocrisia acuta, nel momento in cui in corridore viene trovato positivo lo licenzino, gli chiedano i danni e giurino di non sapere nulla.

Ci sono frasi choc che però chi conoscere un po’ il mondo del ciclismo sa che spesso sono vere. «”Questa settimana bisogna andare, devi essere pronto. Preparati .Quando ti dicono “preparati” ti stanno dicendo “dopati”. I ciclisti non sono un bene societario come i calciatori, non hanno un cartellino che si può vendere o comprare. Hanno un contratto d’ingaggio e possono scegliere quando andarsene e possono essere lasciati a casa con la stessa facilità. Quando un corridore viene trovato positivo viene immediatamente scaricato dalla società che non è tenuta a corrispondergli il resto dello stipendio, anzi si rivale su di lui per danno d’immagine arrivando a chiedergli fino a 100.000 € di risarcimento. Quando mancano 20 giorni alla gara il DS ti chiede “come stai ?” “Così così” “Mettiti a posto”. Significa che devi stare a posto con i valori del sangue. Nel momento in cui ti beccano non sa più niente nessuno. Ti hanno trovato positivo, sei una testa di cazzo, un figlio di puttana, hai rovinato la squadra, ti cacciano, ti licenziano, ti chiedono i danni. Quando i direttori sportivi dicono “non so niente”, mentono».

Non solo, fa anche nomi e racconta episodi e dà uno spaccato di un ciclismo tutt’altro che bello, ma decisamente reale. «Questa è la Gomorra del ciclismo. Dopo, si potrà decidere di ignorare, ma non si potrà dire di non sapere»: è scritto in ultima pagina.

Di Luca non si è nascosto dietro un dito, anzi ha iniziato il libro raccontando i retroscena di quando è stato trovato positivo, ma con questo libro prova ad accendere i riflettori sull’ipocrisia e sul fatto che spesso l’antidoping possa non essere quello strumento positivo che invece dovrebbe essere. Che esistano figli e figliastri in un mondo in cui a rimetterci è sempre e solo il corridore che invece dovrebbe essere il protagonista.

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  1. Quanta verità

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