Spese pazze: i consiglieri spendaccioni potrebbero ora rischiare l’accusa di peculato

Dallo scorso gennaio le Federazioni sportive sono state equiparate agli enti pubblici entrando nel paniere Istat sono sottoposti agli obblighi finanziare a cui sono soggette le pubbliche amministrazioni. Il giornale La Repubblica scriveva:« Le federazioni dovranno stravolgere la loro organizzazione interna e iniziare a produrre fatture elettroniche, dovranno cambiare i criteri di contabilità, riordinare la disciplina interna su pubblicità e obbligo di trasparenza, partecipare alla piattaforma di certificazione dei crediti. Soprattutto, dovranno fare propri i limiti di spesa per trasferte, convegni, mostre, sponsorizzazioni, noleggi d’auto e costi d’albergo».

Partiamo dicendo che solo pochissime federazioni hanno creato sul sito ufficiale la sezione “amministrazione trasparente” in cui pubblicano tutti gli atti emanati, in cui ci sia il resoconto delle spese di trasferta, in cui ci sia la pianta organica dei dipendenti, il Cv degli eletti, l’elenco dei collaboratori e tanto altro utile al cittadino per capire come vengono spesi i suoi soldi. Ci sono poi federazioni, come ad esempio la Federcalcio, in cui si richiama la legge sulla trasparenza, ma non la si applica pubblicando solo il bilancio e non di tutte le altre cose che tale legge impone.

Su quello della FCI nulla è cambiato rispetto al 31 dicembre: non c’è un’area “amministrazione trasparente” e l’unica cosa che si può trovare è il bilancio. Trasparenza a parte, cosa è cambiato nelle modalità federali ? Si spende diversamente ? Ci sono meno trasferte ? C’è un’attenzione diversa su come si spende il soldo pubblico ?

A noi non sembra. Delle due l’una: o essere inclusi nel paniere Istat non comporta nulla di più rispetto al non esserlo (e non si spiegherebbe il terrore generato dalla Corte dei Conti nei presidenti di Federazione) oppure la Federazione non si sta attenendo alle prescrizioni a cui devono attenersi le pubbliche amministrazioni infischiandosene della disposizione.

Qualche integralista della spesa folle afferma che le Federazioni siano enti privati e dunque che debbano rispondere solo internamente. Questa convinzione è smentita da recenti sentenze nelle quali i soggetti privati finanziati da soggetti pubblici devono rendere conto di come spendono le loro risorse. Numerosi consiglieri regionali sono stati condannati per aver speso in maniera “discutibile” fondi privati provenienti dal pubblico. Per i magistrati, infatti, non è sufficiente che ci sia di mezzo un soggetto privato per rendere privati soldi di provenienza pubblica.

La FCI riceve soldi pubblici, dal CONI, e dunque tutte le spese devono essere documentate e motivate.

Facciano dunque attenzione i Consiglieri Federali che affrontano in maniera estremamente leggera bilancio, eventuali sprechi ed esagerate spese per trasferte perché potrebbero, in particolare dopo il 1 gennaio 2016, essere chiamati a rispondere del reato di peculato, esattamente come avvenuto per tanti Consiglieri regionali italiani.

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