Corridori sfrecciano tra gli spettatori e i commissari stanno a guardare

“Metodo Italia” o non “metodo Italia”, i giudici nel ciclismo hanno sempre avuto un certo timore ad applicare quelle regole poco conosciute o che comunque possano in qualche modo scatenare le polemiche.

Non ci riferiamo solo alle sanzioni di carattere tecnico-organizzative che ormai sembrano quasi essere un optional, ma anche a quelle per così dire di corsa.

Nelle corse che stiamo vedendo i questi giorni in Belgio è infatti una prassi consolidata che i corridori taglino sui marciapiedi per avere un vantaggio diretto, fare meno strada, o indiretto, fare meno fatica che sul pavé.

Il regolamento stabilisce che sia vietato percorrere marciapiedi e piste ciclabili se questo crei un pericolo per corridori, pubblico o personale della corsa oppure nel caso in cui dia un vantaggio. La sanzione è l’espulsione.

Nelle tre foto qui sotto un passaggio degli ultimi chilometri della corsa di ieri a De Panne si può vedere come i corridori che transitano sulla ciclabile abbiano una vantaggio in termini di percorso (foto 1) e creino un serio pericolo agli spettatori a cui sfrecciano a pochi centimetri ad oltre 50 Km/h (foto 2 e 3).

Foto 1) il taglio della curva

Foto 1) il taglio della curva

Foto 2) Il corridore sfiora letteralmente gli spettatori passando in un piccolo varco

Foto 2) Il corridore sfiora letteralmente gli spettatori passando in un piccolo varco

Foto 3) il corridore in questione continua a sfrecciare a pochi centimetri dal pubblico

Foto 3) il corridore in questione continua a sfrecciare a pochi centimetri dal pubblico

Regolamento alla mano questi corridori sarebbero da espellere senza se e senza ma: hanno un vantaggio e creano un pericolo. Inutile dire però che i corridori in questione non sono stati espulsi perché evidentemente i commissari ritengono che sfrecciare in mezzo al pubblico non costituisca pericolo e non hanno le minime nozioni di geometria per capire il vantaggio avuto “tagliando” una rotatoria.

Ovviamente non è così: sanno bene che il minimo vantaggio c’è stato e che quella manovra è una manovra pericolosa. Nonostante questo non riescono proprio ad avere il coraggio di applicare una regola giusta e scritta, tra l’altro, per ragioni di sicurezza.

Comprendiamo che il ciclismo non sia come il calcio in cui è l’avversario a chiedere l’espulsione anche per fatti lievi, ma a prescindere da questo dovrebbero essere i commissari ad applicare le regole anche se queste possono scaturire polemiche e proteste.

Invece i giudici si immedesimano prima nell’organizzatore, poi alle squadre ed infine guardano alle polemiche che nascerebbero in caso di espulsione plurima. Tutte cose che di cui al buon commissario non dovrebbe fregare nulla. Anzi, un buon commissario deve solo fare rispettare il regolamento infischiandosene delle critiche forte della convinzione che applicando le regole le polemiche sarebbero solo strumentali ed inutili.

Invece, non solo in Italia purtroppo, l’input è quello che i giudici devono creare il meno problemi possibile.

Così, chissenefrega delle regole, della sicurezza e  della regolarità delle gare, l’importante è che non ci siano discussioni.

Il tutto fino a che non ci sarà un morto o un ferito perché lì si che tutti si indigneranno e grideranno alla mancanza di sicurezza.

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