Tappa annullata: scommettitori arrabbiati, ma qualcuno ci ha guadagnato (e tanto)

La decisione di annullare la quinta tappa della Tirreno – Adriatico ha fatto molto discutere alcuni corridori da un lato, Nibali ed altri dall’altro. Con Mauro Vegni intento a difendere la propria decisione dai tanti tifosi (e giornalisti) che lo attaccano. Nessuno tra i tanti che hanno espresso la loro opinione sembra però essersi interessato al “problema”, se così si può chiamare delle scommesse.

Come se non bastassero tutti i problemi che una decisione del genere comporta, non si possono trascurare le esigenze degli scommettitori che per la vittoria generale hanno puntato su corridori adatti alla salita come Nibali, Pinot e altri che con l’annullamento (non giustificato dalle motivazioni che lo hanno determinato) si trovano tagliati fuori.

La decisione di Mauro Vegni e della commissione ha di fatto prodotto un grande guadagno per le agenzie di scommesse e un danno per i consumatori. La decisione non è certamente stata presa con questo scopo, ci mancherebbe, ma l’assenza di regole precise porta a questo. Nel calcio la sospensione avviene in circostanza precise ed oggettive in cui l’arbitro ha solo il compito di applicare le regole. Nel ciclismo invece tutto è molto più soggettivo: per Vegni i 2° sono stati sufficienti per annullare una tappa, magari per un suo collega non lo sono.

Facciamo un esempio che aiuta a meglio comprendere cosa potrebbe accadere in futuro difronte ad annullamenti opinabili di tappe importanti. Tanti scommettitori puntano sui favoriti (Nibali, Pinot, ecc) e nessuno di loro vincerà dando così alle agenzie di scommesse un ottimo guadagno. A questo si potrebbe aggiungere la possibilità per qualcuno di scommettere su Van Avermaet, Jungels, Sagan che alla vigilia avevano quote molto alte e che in caso di vittoria (grazie alla tappa annullata) pagherebbero anche 100 volte la posta (500 euro scommessi, 50.000 vinti).

Se pensiamo al giro, soprattutto non solo italiano, delle scommesse si riescono facilmente a capire gli effetti che una decisione del genere (soprattutto se discutibile) può avere.

Per tutto questo, anche alla luce di quanto emerso ieri dalle risultanze del Pm di Forlì sul caso di Madonna di Campiglio, servono regole chiare e trasparenza.

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