Tirreno, che pasticcio. Cosa c’è dietro alla decisione di annullare la tappa ?

L’annullamento della 5^ tappa della Tirreno – Adriatico non può infatti essere come sembra. Non vogliamo pensare che Mauro Vegni abbia, su sua iniziativa, annullato inutilmente una tappa della corsa dei due mari.

Partiamo dall’origine: alle 19.16 in un comunicato Rcs informa della decisione di annullare la tappa con arrivo a Monte San Vicino. Testualmente si legge:« A seguito delle previste condizioni meteorologiche per la 5a tappa Foligno-Monte San Vicino, pioggia – basse temperature – rischio di neve sopra gli 800 metri di altitudine, le suddette parti interessate hanno convenuto di annullare la 5a tappa, come in programma, evitando rischi per la sicurezza generale e la salute dei corridori partecipanti».

La foto di Rcs allegata al comunicato

La foto di Rcs allegata al comunicato

Al comunicato vengono allegate due fotografie che non sono però della strada, ma che rappresentano un fosso innevato.

Qui già le prime perplessità. La tappa viene annullata con 15 ore di anticipo non per problemi reali (una frana, nevicata in atto e impossibilità di pulire la strada, ecc.), ma sulla base di “previsioni”. Non è neppure stata disputata la tappa B e neppure quella C. «Fare una tappa a fondo valle non avrebbe avuto senso»: ha dichiarato Mauro Vegni a La Gazzetta.

Quindi, tutti a casa con buona di sponsor, corridori che come Nibali puntavano su questa tappa, tifosi, pubblico televisivo, ed enti locali a cui Rcs dovrà restituire la tappa.

La situazione oggi sull'arrivo

La situazione oggi sull’arrivo

Sui Social Network i soliti campioni olimpici della piaggeria plaudono la decisione di Vegni, salvo poi scoprire che la neve non c’è e che a 2 chilometri dal traguardo il termometro segna 7°. Il rappresentante Accpi Cristian Salvato si è però subito chiamato fuori dalla decisione:« E’ stata Rcs a chiedere di annullare». Perché non prendersi il merito di aver difeso l’incolumità dei corridori invece di smarcarsi subito ?

Non le manda certo a dire l’Astana, la squadra di Nibali che dice:«  A quanto ci risulta questa decisione è stata presa non per l’incolumità dei corridori ma perché non si sapeva come portare su fino in cima il palco e tutto il materiale dell’organizzazione. Se ogni volta che c’è rischio maltempo ci si comporterà così, rivedremo i nostri piani».

Non sappiamo se sia come riferisce Slongo dell’Astana, ma certamente Vegni non ha preso a cuor leggere questa decisione ben sapendo dei rischi, dei danni e delle polemiche. Ecco perché qualcosa non ci torna. Qualsiasi organizzatore “minore” (confronto ad Rcs, ovvio) avrebbe quanto meno atteso il mattino e avrebbe fatto di tutto per salvare la corsa (arrivo anticipato, piano B, ecc). Cosa ha spinto Vegni a decidere per questa tanto drastica quanto immotivata (alla luce dei fatti di oggi) decisione preventiva ?

Certo che in un periodo in cui voci insistenti parlano di un cambio al vertice di Rcs, con il possibile passaggio a mani straniere del Giro d’Italia questo autogol proprio non ci voleva.

E’ prematuro dire quale sia il futuro di Vegni all’interno dell’organizzazione del Giro d’Italia e certamente questo episodio potrebbe essere determinante. In un senso o nell’altro.

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