Šarapova positiva e quasi vittima, nel ciclismo l’avrebbero crocifissa

Ciclismo e doping. Spesso abbiamo parlato di come viene trattato un corridore risultato positivo ad un controllo, dell’atteggiamento che lui stesso ha nei confronti del problema, di quello che ha la sua squadra, i suoi compagni, i media e infine il pubblico. Se confrontiamo tutto questo con gli stessi atteggiamenti che si ha nei confronti di sportivi pizzicati dall’antidoping in altri sport si capisce che c’è qualcosa che non va.

E’ storia recente quella della tennista Marija Šarapova risultata positiva ad un farmaco per il diabete (dice lei) e quasi trattata da vittima. Nessuna delle sue colleghe ha parlato dell’argomento, lei ha spiegato tutto (tutto ?) in una conferenza stampa e i media (Gazzetta a parte) ci sono andati giù molto soft. Addirittura se parli con “lo sportivo del bar” ti dice che è sbagliato squalificarla perché lei si è solo curata.

Come non parlare poi del caso di Alex Schwazer che tutti ricordiamo in lacrime in una conferenza stampa alla vigilia dello olimpiadi di Londra. E’ stato squalificato, ma i media e la gente non lo hanno trattato da dopato. O almeno come nel ciclismo ci si aspetta che venga trattato un dopato. E’ stato ospite in seguitissime trasmissioni televisive su reti generaliste e il presidente della Federazione pensando a lui per Rio dice:« E’ un’arma in più». Stessa cosa per la sua compagna Carolina Kostner squalificata per omessa denuncia e che ha continuato ad esibirsi a pagamento con ospitate tv e progetti olimpici.

Nel calcio il doping per giocatori, dirigenti, media e soprattutto tifosi il doping non esiste. Anche di fronte a fatti piuttosto conclamati, nessuno dice nulla quasi come se l’argomento debba essere un tabù. Non se ne parla ed il problema sparisce. Quelle rare occasioni in cui un calciatore (quasi mai di prima fascia) viene pizzicato dall’antidoping la sua società schiera i migliori avvocati per difenderlo ipotizzando anche inverosimili scenari.

Nel ciclismo non avviene assolutamente così. I primi ad abbandonare il corridore dopato (o presunto dopato) sono proprio compagni e squadra, i media non danno neanche la possibilità di cavalcare tesi alternative ad una positività acclarata schierandosi immediatamente contro il corridore. In uno scenario così i tifosi non possono fare altro che additarlo come un delinquente e marchiarlo a fuoco come dopato. Marchio che resterà anche dopo l’espiazione della squalifica (sempre di 2 anni) tanto che ancora oggi quando a distanza di anni vince una corsa un ex dopato il pubblico del ciclismo si guarda perplesso.

Perché questa diversità di trattamento ? Possibile che tutti i giustizialisti siano nel ciclismo mentre in tutti gli altri sport la gente sia quasi complice dei dopati ?

Ovvio che no. Tutto dipende da come si viene educati. I motivi per cui nel ciclismo si viene educati così li spiegheremo in un prossimo articolo.

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