Ganna snobbato dalla Rai: il ciclismo si riprenda la sua popolarità

Mentre Filippo Ganna vinceva l’oro su pista dopo tanti anni, sui social impazzava la polemica per la mancata diretta della Rai a cui è stata preferita la Coppa Davis di tennis.

La protesta degli appassionati e di De Luca e Martinello è assolutamente condivisibile, ma purtroppo il destino televisivo del ciclismo è affidato ai direttori di rete e di testata. E’ presumibile che se vicedirettore di RaiSport fosse stato ancora Auro Bulbarelli lo spazio per il ciclismo sarebbe saltato fuori.

La riflessione però deve essere fatta non solo sull’aspetto finale, la mancata messa in onda in diretta, ma su ciò che porta a questo.

La popolarità del ciclismo è crollata drasticamente negli ultimi 20,25 anni e in maniera inversamente proporzionale è aumentato il potere decisionale dei direttori e dei funzionari. Negli anni 90 non dare spazio al ciclismo era una bestemmia, oggi è una possibilità discrezionale.

Di fronte ad uno scenario che vede il ciclismo in calo di popolarità ci sono due strade: elemosinare uno spazio televisivo con il rischio di non vedere soddisfatte le proprie ambizioni oppure quella di lavorare a fondo per rilanciare (anche numericamente) il ciclismo in modo che siano le emittenti televisive a dare ben volentieri lo spazio. E’ meglio dare da mangiare al povero o dargli gli strumenti per non essere più povero ?

In questi anni la Federazione non ha fatto il benché minimo progetto di sviluppo del ciclismo al di fuori del suo microcosmo, quasi come se i numeri del ciclismo bastassero a sé stesso. Qui non si sta parlando di numero di tesserati, aumentabile con l’escamotage di estendere l’obbligo della tessera a tante figure aggiuntive, si sta parlando di aumentare la popolarità del ciclismo. SI sta parlando di lavorare affinché in 20 anni la gente nei bar torni a parlare (magari discutendo animatamente) di ciclismo e non solo di calcio.

Certo, un lavoro duro e impegnativo dall’esito tutt’altro che scontato fondamentale però per il futuro del ciclismo.

Con il ciclismo all’attuale livello sarà sempre più utopico chiedere spazio ad emittenti (extra Rai) e a giornali generalisti / sportivi e per capirlo è sufficiente uscire dal microcosmo ciclistico e immergersi nel mondo reale.

Fino a che la protesta (giusta) sarà fine a sé stessa il ciclismo sarà sempre alle prese con gli stessi problemi con buona pace dei tanti appassionati.

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