Ciclismo-online, Di Rocco e quel lontano 2006

Era il 24 dicembre del 2005 quando giunse una mail dal Presidente Federale Renato Di Rocco che formulava i suoi più cari auguri di buone feste. Dagli auguri si arrivò presto all’intervista proposta prima e concessa poi dal Presidente. Era il periodo caldo della guerra dei giudici di gara, della famosa circolare punitiva nei confronti degli oppositori, ecc. Di Rocco rispose in maniera puntuale e cordiale a tutto tanto da generare nel sottoscritto la convinzione che non fosse poi un cattivo presidente, ma solo uno che aveva trovato una situazione decisamente precaria e che stesse lavorando a fondo per risollevare la baracca.

Qualche giorno dopo a Lecce si sono disputati i campionati italiani di Ciclocross e un nostro informatore ci ha mandato il pdf del fattore K che evidenziava che numerosi atleti, anche di primo piano, non avrebbero potuto prendere il via a quel Campionato Italiano perché non avevano aggiornato la loro posizione sanitaria.

Informo immediatamente via mail (la stessa degli auguri) Di Rocco. «Quel presidente così gentile e disponibile interverrà sicuramente: punirà coloro che non si sono accorti della sospensione e farà riscrivere le classifiche estromettendo coloro che non potevano prendere parte a quel Campionato»: ho ingenuamente pensato.

In realtà non è andata così. DI Rocco alla prima mail non ha risposto e alla seconda, inviata caso mai non l’avesse ricevuta, ha scritto, piuttosto scocciato, che se il presidente di giuria li aveva fatti partecipare avrà avuto i suoi buoni motivi per farlo. Insomma, anziché intervenire secondo le regole ha messo la testa sotto la sabbia. Potevano essere violazioni da poco conto, magari solo formali, ma quella ventina di corridori proprio non poteva prendere il via al quell’Italiano.

Non solo Di Rocco non è intervenuto per ripristinare la regolarità, ma da quel momento (per rivelazione  diretta di chi gli stava vicino) ciclismo-online e il sottoscritto erano diventati dei sobillatori, gente che lo attaccava per partito preso per fare il male del ciclismo.

Ma come, non dovrebbe essere una sua priorità avere informazioni su ciò che non funziona nella sua Federazione ? Non avrebbe dovuto ringraziarmi per avergli fatto aprire gli occhi su una circostanza a lui (immagino) sconosciuta e non regolare ? E invece si è pure arrabbiato. Vuoi vedere che pensava che solo concedendo un’intervista la critica si mettesse a tacere ?

Con il passare del tempo ho capito che era così.

Da lì in poi, quante denunce sono state fatte da questo sito e da altri soggetti come ad esempio Angelo Francini ? Tantissime e tutte di facile lettura. Perché quando Di Rocco ha scoperto che un tesserato pugliese non aveva mai scontato la sua squalifica di quattro anni non è intervenuto ? Perché quando si è evidenziato che c’è un dirigente di comitato che fa procuratore, organizzatore e atleta non ha fatto nulla ? Perché quando è stato portato a conoscenza che un comitato regionale non concedeva arbitrariamente la tessera ad un Giudice di gara non se n’è interessato ? E ancora, perché quando ha letto la sentenza della Disciplinare (da noi evidenziata e commentata) che toglieva una sanzione inflitta dai commissari per fatti di corsa non è immediatamente intervenuto ? Così come quando ha letto che a Laigueglia si era disputata una Gran Fondo organizzata da una società non affiliata e ancora tantissimi altri casi in cui lui direttamente non era probabilmente responsabile, ma nei quali non ha fatto nulla per ricondurre le cose ad una doverosa regolarità.

I casi sopraccitati, e tanti altri che potremmo citare, non sono frutto di opinioni, basta leggere i fatti per notare un’incongruenza evidente tra ciò che si sarebbe dovuto fare e ciò che in realtà è stato fatto.

Ciclismo-online, Matteo Romano, Angelo Francini e altri sarebbero potuti essere i migliori alleati di Di Rocco. Di Rocco ha fatto la scelta di non curarsi del rispetto delle regole (nella migliore delle ipotesi chiudendo gli occhi), di lasciare che tutti facessero ciò che più gli tornava utile senza badare troppo a ciò che sta scritto nei libri delle norme. Anzi in alcuni casi è stato lui stesso a concedere deroghe ad personam (arbitrarie o irregolari) al rispetto delle regole. Di Rocco ha infatti pensato solo a conquistarsi la fedeltà di queste persone, senza curarsi della deriva a cui è andato il ciclismo italiano.

Nessun problema nei confronti di Renato Di Rocco, ma il dirocchismo (purtroppo messo in atto non solo da lui) che ha distrutto il ciclismo va combattuto a fondo perché questo bello sport merita onestamente di più.

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