Lussana squalificato (dopo un anno e mezzo) solo grazie al CONI: la FCI avrebbe archiviato

Meglio tardi che mai. Patrizio Lussana è stato squalificato per due mesi per le frasi che ha proferito ad una giuria. Ripetiamo: meglio tardi che mai e solo grazie all’intervento della Procura Generale del CONI. I fatti risalgono al 16 marzo 2014, ma è stato squalificato solo nel novembre del 2015. Come dicevamo, il merito della squalifica di Lussana è solo del Coni perché la Procura della FCI avrebbe archiviato e solo dopo che il CONI si è opposta all’archiviazione il 14 settembre 2015.

Il caso di Lussana era un caso semplicissimo: un giuria ha verbalizzato alcune frasi proferite al loro indirizzo dal direttore di corsa. Con una giustizia federale efficiente la sanzione sarebbe dovuta essere quasi automatica dal momento che non servivano ulteriori indagini e bastava applicare la squalifica dovuta.

Dal momento che la parola della Giuria è una fonte di prova privilegiata, nell’arco di meno di un mese si sarebbe dovuti arrivare alla squalifica.  Invece, dopo che la pratica è rimasta nel cassetto per un anno è arrivata la richiesta di archiviazione.

Il CONI, esaminati gli atti, ha rimandato tutto alla FCI che smentendo sé stessa ha proceduto alla squalifica.

La domanda che ci si potrebbe porre è: ma non potevano squalificarlo un anno prima senza arrivare al coinvolgimento del CONI ?

La risposta è si, ma evidentemente per la giustizia federale ci sono due pesi e due misure.

Che il caso di Lussana fosse particolarmente strano lo si era capito fin da subito quando Antonio Pagliara, il capo dei giudici, anziché chiedere alla FCI una condanna esemplare per le frasi rivolte ai propri colleghi, se la prende con il commissario autore della denuncia che l’avrebbe addirittura incolpato di essersi messo nelle condizioni di farsi dire quelle frasi. Sarà un caso, ma dopo questa vicenda Roberto Spinoni non ha più ricevuto designazioni.

Ancora una volta, i fatti hanno dimostrato che tra una giustizia federale efficiente e quella attuale ce ne passa. L’impressione è quella che procedimenti, squalifiche e ammende dipendano da fattori più politici che legati alla giustizia.

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