Che bel business l’Urban Bike, ma perchè la Federazione lo ha esternalizzato ?

Recentemente, la Federazione Ciclistica Italiana ha varato una bella iniziativa chiamata UrbanBike. In pratica tutti i ciclisti di città, quelli che con la bicicletta vanno passeggio e che non fanno agonismo, possono tesserarsi ed essere così coperti da polizza assicurativa. L’idea è sicuramente bella e meritevole di complimenti, ma – troppo spesso quando in FCI si parla di buone idee – c’è qualcosa che non torna e chi ci guadagna realmente potrebbe non essere la Federazione.

Se infatti andiamo sul sito urbanbike.it possiamo vedere che l’iniziativa è stata varata dalla Federazione Ciclistica Italiana tanto che il sito su cui si commercializzano le tessere assicurative è di proprietà della Federazione tanto che il dominio è stato registrato da Renato Di Rocco in data 17 giugno 2015.

Accade però che Urban Bike sia stata deliberata solo nella riunione del Consiglio Federale del 31 luglio 2015 e che la stessa sia stata descritta nel bilancio preventivo del marzo 2015 quando Di Rocco scriveva:” La previsione delle quote dagli associati è confermata a € 5.700.000,00 pur considerando la flessione degli introiti relativi alle tasse di gara che sono, infatti, previste in ulteriore diminuzione. La riduzione è compensata dalla maggiore previsione di ricavi relativi alla tessera del ciclista urbano e ai proventi di iscrizione ai corsi. La previsione complessiva è ritenuta congrua valutati i dati preconsuntivi dell’esercizio 2014.”

CI vengono spontanee due domande. La prima: come ha fatto Di Rocco ad inserire a bilancio di previsione dei ricavi provenienti da un’iniziativa deliberata quattro mesi dopo ? La seconda: Perché Di Rocco ha registrato il sito prima ancora di avere il via libera del Consiglio Federale ?

La risposta a questi due quesiti potrebbe portarci a dire che i consiglieri federali non vengono considerati da Di Rocco che sa bene che nessuno gli si metterà contro tanto da farlo agire prima di avere il via libera dell’aula.

Le tempistiche non sono però le uniche cose poco chiare di questa vicenda. Infatti la Federazione ha dato in gestione il sito UrbanBike e la relativa iniziativa alla Top Class Insurance S.p.A che ha demandato la gestione all’intermediario Trace Lab S.r.l. . E’ sicuramente curioso che entrambe le società abbiano sede allo stesso indirizzo.

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Anche se dal punto di vista formale non dovessero esserci irregolarità, in questa procedura da un punto di vista politico ci si deve chiedere per quale motivo questo servizio non sia stato gestito internamente alla Federazione in modo analogo a ciò che avviene per tutte le altre tessere.

La Federazione avrebbe potuto fare una gara tra le differenti compagnie assicuratrici e legare ciascuna tessera, emessa agli urban bike dalla FCI, ad un polizza collettiva. Esattamente come avviene per gli amatori o per gli agonisti.

Perché esternalizzare un servizio che potrebbe portare nelle casse della Federazione importanti risorse ? Perché lasciarlo totalmente nelle mani di un soggetto privato (come esplicitato chiaramente nelle condizioni di vendita) ? Perché sottrarlo di fatto al pubblico controllo ?

Ci ripetiamo, tempistiche a parte (a cui Di Rocco ci ha già comunque abituati) tutto sembrerebbe proceduralmente corretto, ma da un punto di vista politico le falle sono ampie ed evidenti.

Le similitudini sono tante con un’altra famosa vicenda: quella dei Mondiali di Firenze 2013 di cui torneremo ad occuparci tra qualche giorno.

Chissà perché quando c’è da spendere a farlo è la Federazione, mentre quando si può guadagnare a farlo sono altri soggetti …

1 Commento


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  1. Una risposta scontata alla mancata esternalizzazione. Euri euri euri

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